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La lunga corsa verso il Quirinale

L’elezione del Presidente della Repubbica – prevista fra poco meno di sei mesi – comincia a condizionare le scelte e i posizionamenti delle forze politiche. Per ora, nei conciliaboli parlamentari, non si va oltre qualche sfuggente accenno a ipotesi tutte da verificare. Eppure, al di là delle parole, sono proprio i comportamenti che cominciano a cambiare. Non è sfuggito, a qualche attento osservatore, un cambio di passo nell’atteggiamento del premier, fino a questo punto improntato alla piena consapevolezza della sua diretta investitura, non solo da parte del Presidente della repubblica  ma anche dell’Ue. E’ difficile che sia casuale, infatti, la maggiore disponibilità mostrata da Draghi soprattutto nei confronti della Lega nell’affrontare la questione del green pass, tenacemente avversato da Salvini. Poi varato, con qualche aggiustamento, con il suo consenso (ma non di Borghi e di altri esponenti). Fu ben diverso l’atteggiamento assunto dal premier sul coprifuoco, adottato nonostante l’astensione del ministri leghisti. Insomma, è sembrato ora che Draghi abbia mostrato maggiore consapevolezza che comunque le forze politiche – con il semestre bianco – tenteranno comunque di farsi sentire. D’altro canto,  affermando che il destino dell’esecutivo è nelle mani del Parlamento il premier ha ribadito  il suo ossequio formale, secondo le prescrizioni costituzionali,  ai voleri delle Camere. Senza dimenticare, insieme, anche un elegante avvertimento: che l’eventuale caduta del suo governo sarebbe cioè di esclusiva responsabilità del Parlamento.

Come che sia, si avvia a conclusione un settennato presidenziale che ha dovuto affrontare non poche avversità. La formazione di governi di segno opposto con qualche medesimo partner. L’ inedito proposito di impeachment del Capo dello Stato da parte del ministro Di Maio. E infine la tragedia della pandemia. Mattarella si era inizialmente sorbito le critiche da parti opposte. Dagli allora partner M5S – Lega per alcune sue prese di posizione e, dopo, dalla sinistra che lo accusò di aver concesso troppo tempo ai due litigiosi partner di governo che non riuscirono a ricostituire l’esecutivo. In conclusione, di mancanza dello spirito interventista che aveva caratterizzato la presidenza del suo predecessore Napolitano. Non vi è dubbio, tuttavia, che l’attuale Capo dello Stato conclude (se così sarà) il suo mandato forte di una popolarità crescente. Frutto del suo scrupolo costituzionale. Del suo equilibrio. Della sua capacità di tessitore di preziosi rapporti a livello europeo. Della sua forte capacità di rassicurare un popolo colpito dall’emergenza covid -19. Perciò tra le eventualità rimane  (anche se esclusa dall’interessato) la possibilità di un nuovo mandato, magari limitato alla fase di allineamento alla scadenza delle elezioni politiche, nel 2023, per assicurare una continuità di impegni e di solidarietà rispetto agli impegni presi e alle successive scadenze. Insomma, il problema dell’Italia è, oggi, che non ci si potrà privare a cuor leggere di entrambe le figure che hanno contribuito a garantire, anche in Europa, l’attuale equilibrio che sta riscuotendo crescenti, autorevoli  apprezzamenti in  sede internazionale. Analoghe considerazioni, quindi, possono essere fatte per Draghi. La continuità dell’opera avviata potrebbe essere garantita anche se l’ex presidente della Bce dovesse essere eletto Presidente della repubblica. Ma potrebbe Draghi accettare la designazione in un quadro non di concordia nazionale ma di esasperate lotte fra gli schieramenti? Non apparirebbe, la sua, come una fuga rispetto al lavoro iniziato, senza alcuna garanzia politica che esso possa essere felicemente condotto in porto dal suo successore? Sarà un bel problema per le forze politiche! In particolare per Salvini, che ha già candidato Draghi al Quirinale, ma solo per liberare il posto che dovrebbe poi diventare suo! E sarebbe soprattutto un problema per il nostro Paese! Vi immaginate se, a Draghi, dovesse subentrare un Salvini premier, con ll suo spirito anti-europeo e i suoi repentini cambiamenti di opinione? Sarebbe un dramma! Ma forse, meglio prendersela allegramente, con Totò  che avrebbe detto “Ma mi facci il piacere!”

di Erio Matteo

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