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Ho sempre pensato che la storia vera, ovvero la cronaca che si fa Storia, la scrivano i giornalisti. Non tutti e non sempre. Altri la ricostruiscono, la commentano, la interpretano.

Ricordando Eleonora Puntillo – Nora per tutti sul campo delle battaglie, scomparsa di recente -, il suo impegno professionale, il suo vissuto connotato da una rigorosa semplicità che ne faceva una Maestra di giornalismo, non posso non ripercorrere le linee di questo nostro mestiere come Nora l’ha testimoniato: con coraggio, grande umiltà, ma anche con il piglio deciso di chi sa parlare a tutti. Soprattutto agli ultimi con dolcezza e comprensione, e ai potenti con quella severità che induce a riflessioni acute e a volte sofferte.

La prima volta che sentii il nome di Nora era una sera d’estate, intorno a una pizza da “don Salvatore a Mergellina”; ero con i colleghi Gianni Campili e Raffaele Indolfi del Mattino. Avevamo appena “chiuso” il giornale e, come al solito, le prime ore della notte le trascorrevamo raccontandoci, con quel pizzico di sana criticità sul nostro mondo fatto di personaggi, di coraggio e rinunce, di libertà inseguita e di passione che induce a non mollare mai.

Fu Indolfi, collega di Nora a Paese Sera, a descriverne il valore intellettuale espresso nella trincea di una Sinistra, troppo presto scomparsa; fu lui a descrivere con certosina attenzione il carattere forte e deciso di una donna dall’aspetto minuto, molto volitiva, sempre pronta a schierarsi dalla parte della legalità in una Napoli laurina in cui il consenso si acquisiva con le scarpe consegnate a metà, prima e dopo il risultato elettorale, una città aggredita dalla speculazione edilizia che iniziava a ferire a morte la collina napoletana. Per Nora, dare il proprio contributo perché i potenti non mettessero “le mani sulla città” era un dovere e lo era intervenire, denunciare, far arrossire di vergogna i collusi con la malavita.

Si impegnava senza se e senza ma, con tutto l’ardore di chi sente il trasporto di agire per una meta buona e giusta, seguendo le vicende con grande competenza grazie anche a un’innata vocazione sostenuta da un’inesauribile passione civile. Nora non aveva frequentato nessuna scuola di giornalismo – come oggi avviene per chi svolge questa professione -, aveva il dono dell’ascolto che traduceva in presenza costante con denunce puntuali e testimonianze laiche coraggiose. Tanti i colleghi per i quali è stata un riferimento: moltissimi i ragazzi che hanno appreso la professione seguendo i suoi consigli a mantenere la schiena diritta in un giornalismo che lentamente ha perso ruolo e identità. Anche per questo Nora Puntillo si rammaricava.

Nei tanti anni vissuti nella narrazione di un tempo difficile, Nora ha saputo onorare con grande coerenza le battaglie “dalla parte giusta”. Il suo giornalismo è una pietra miliare nel deserto attuale dell’improvvisazione e dell’irresponsabilità, dei “tengo famiglia” senza dignità che affollano l’informazione velinara e compromessa. No, Eleonora Puntillo, maestra di vita e giornalista di razza, con coraggio e passione leggeva la realtà a volte con il cuore ferito ed era sempre pronta a intervenire nel modo giusto, trovando il registro più consono al caso che aveva di fronte. Consegno alle migliaia di suoi lettori che in occasione della dipartita hanno ricordato la sua coerenza, ciò che di lei scrisse Ermanno Rea nel romanzo Mistero napoletano (1995). “Questa piccola donna, cronista di grande intelligenza e scrupolo, (…) volto di topo furbo sul quale si alternano luci, appunto, di furbizia a luci di appassionato candore (…) parla con voce che si fa sempre più flebile via via che si addentra in qualsiasi scandaglio: come se tutto, al mondo, fosse un segreto da sussurrare all’orecchio”.

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