di Virgilio Iandiorio
Il poeta di Ariano Irpino, Pietro Paolo Parzanese, pubblicò sul Poliorama Pittoresco, rivista settimanale illustrata pubblicata dal 1836 al 1860 nel Regno delle Due Sicilie, sedici articoli col titolo Lanterna Magica nel biennio 1845-46. Il titolo si rifaceva a un lontano antenato dei nostri moderni strumenti per diapositive. La Lanterna Magica, infatti, era una scatola chiusa, con una sorgente di luce al suo interno, che proiettava sulla parete di una stanza scura le immagini dipinte sul vetro della lanterna. Il prof. Antonio D’Antuono, studioso attento dei protagonisti culturali della sua città, Ariano Irpino, scomparso da pochi anni, ha il merito di avere riproposto in un suo libro, pubblicato nel 2020, questi articoli del Parzanese, poco conosciti ai nostri tempi.
Gli articoli della Lanterna Magica del Parzanese sono ricchi delle considerazioni e delle annotazioni della più svariata natura, che ci fanno riflettere anche sulle odierne condizioni dei nostri paesi.
“Il che conviene sapere che accade ne’ villaggi, dove la bellezza nelle donne, ed il sapere negli uomini sono tenuti peccati pressoché imperdonabili. Né vale bontà e cortesia a vincere l’invidia delle brutte e degli ignoranti, i quali, quando altro non possono, ti appiccano addosso certe calunnie, che povero chi ci capita”. Come a dire che “il sapere” come la bellezza è una condanna naturale per uomini e per donne
Quanta verità, in quest’altro pensiero del Parzanese! “Nelle grandi città, così come nelle borgate vi ha un pregiudizio per il quale chiaramente apparisce, che la più parte degli uomini né pensano col loro cervello, né giudicano colla loro ragione; ond’ è che in quelle cose le quali non trattano de domo sua [dei fatti di casa loro], seguitano a modo di pecore l’esempio e la opinione di quelli che essi credono saperne più di loro. Il che non crediate già che fosse effetto della santa modestia, ma piuttosto di sfrondata superbia, perciocché volendo tutti darsi ad intendere per più di quello che non sono, e non sapendo poi né dove mettere le mani, né come muovere la lingua, si attengono alle opere e alle parole di certi grandi baccalari, che stimano nientemeno infallibili”.
Bella questa ironia sottile sull’ignoranza, non quella “dotta” di Nicolò Cusano che riconosce i limiti della conoscenza dell’uomo, ma quella che deriva dalla presunzione dell’uomo di essere sapiente senza esserlo.
Purtroppo non era prerogativa dei tempi suoi, perché oggi la troviamo a qualsiasi latitudine del globo terrestre. Magra soddisfazione pensare che nel mondo ci sono altri che stanno peggio o come noi!



