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La scuola del passato e le illusioni di oggi

di Virgilio Iandiorio

Non ho mai dimenticato i versi della poesia “La scuola” di  Renzo Pezzani (1898 – 1951), che la maestra alle elementari faceva imparare a memoria. L’odore che promana dalla scuola è unico, come quello dell’incenso e dei ceri dalla chiesa e della farina dal mulino.

Se mi chiedete quale sia “l’odore” della scuola odierna, non trovo le parole per definirlo. Forse perché la scuola dei giorni nostri è inodore e insapore.

E’ certamente più odorosa la scuola che Plinio il Giovane descrive nella sua Epistola, lib. IV, 13.  Ecco un profumo di scuola, che non si è “evaporato” in duemila anni.

“Ultimamente, quando fui nella mia città natale (Como), mi venne a salutare il figlio di un mio compaesano, un adolescente. Gli chiesi “Attendi agli studi?”. Mi rispose:” Appunto”. “Dove?”. “A Milano”. “E perché non qui”. Risponde il padre che era col ragazzo: “Perché qui non abbiamo insegnanti”.

Plinio commenta che avere la scuola nel proprio paese è vantaggioso. Perché i ragazzi sono in ambiente familiare, sotto gli occhi dei genitori, e non c’è da affrontare il costo della pigione, dei viaggi, delle spese per il vitto, dell’onorario al docente.

Per venire incontro ai suoi concittadini, Plinio promette di contribuire per la terza parte della somma occorrente all’amministrazione cittadina per istituire una scuola.

La scuola di cui parla Plinio non è l’equivalente della nostra scuola statale. Anche allora, però, un’istituzione pubblica aveva le sue pecche:” Prometterei -scrive Plinio– anche l’ammontare completo, se non temessi che, una volta o l’altra, questa mia donazione potesse essere guastata da maneggi illeciti, dove gl’insegnati sono stipendiati dall’autorità pubblica”. Una denunzia di malcostume. ”A questi inconvenienti -aggiunge Plinio– si può reagire con un solo rimedio: affidare unicamente ai genitori il diritto di assunzione ed aumentare il loro coscienzioso impegno di valutare saggiamente mediante l’obbligo di una partecipazione finanziaria. Infatti quelli che forse amministrerebbero con disattenzione i fondi altrui, ci metteranno certamente tutta l’attenzione per i propri e si daranno da fare perché il denaro che proviene da me sia destinato soltanto a persone meritevoli, se sarà ad esse destinato anche quello che proviene da loro stessi”.  Come a dire, la compartecipazione dei genitori  contribuisce a fare una buona scuola.

E aggiunge Plinio :” Nessun servigio più nobile potete rendere ai vostri figli, nessuno più accetto alla città da cui ha origine la vostra famiglia. Vengano educati qui, quelli che qui nascono, e subito, fin da bambini, si abituino ad amare ed a mantenere un assiduo contatto con il suolo natio”.

Plinio non intende dire “facciamo un liceo in ogni pagliaio” ma una scuola di alta qualità:” E mi auguro d’avvero che voi [genitori] riusciate ad attirare degli insegnanti così illustri che anche dalle città limitrofe vengano ad attingere la cultura da voi e che come adesso i vostri figli si recano in regioni forestiere, così tra poco siano i forestieri ad accorrere qui da ogni regione”.

La scuola di paese va bene, se è amministrata bene e con insegnanti all’altezza del loro compito educativo. Gli “ampliamenti dell’offerta formativa”? fatti per vivere anche di illusioni!

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