di Egidio Leonardo Caruso
Com’è cambiato nel tempo il settore del commercio, è ancora possibile tenere testa allo strapotere dell’e-commerce, se sì, come? Cosa manca in questo momento? Quali sono le ragioni della crisi del comparto? Di tutto questo abbiamo discusso con il Presidente di Confcommercio Avellino, Oreste La Stella.
Qual è la situazione ad Avellino e provincia?
La situazione in cui versa il comparto del commercio ad Avellino e provincia è molto pesante, c’è un problema trasversale che riguarda l’Italia intera, relativo alla chiusura delle piccole attività commerciali da cui nemmeno la nostra provincia si salva. Abbiamo un abbassamento di saracinesche in tutte le strade secondarie della città, e questo è un fenomeno che come Confcommercio notiamo da un paio d’anni, purtroppo sembra essere qualcosa di inarrestabile. Al momento non si intravede all’orizzonte una qualche soluzione che possa fermare questo fenomeno nel senso che, nel confronto con il contesto nazionale- anche Avellino rientra in questo trend- a fronte di un aumento della superficie media delle attività commerciali aperte, si registra una diminuzione del numero delle stesse, ad eccezione del settore alimentare che soprattutto se estremamente specializzato, è in grado di resistere anche con piccole superfici, tutti gli altri settori del comparto vivono una crisi profonda se si tratta di piccole attività commerciali, in primis l’abbigliamento.
In questo momento tutto il settore è attanagliato in una morsa, va detto poi che anche le medie e grandi strutture di vendita non vivono un momento felicissimo, perché anche loro hanno problemi di gestione, non è tutto oro quel che luccica. Coloro che riescono a “tenere botta” lo fanno perché hanno una certa struttura alle spalle anche puntando sull’e-commerce, che rappresenta l’altro vero grosso problema, precisiamo che nessuno intende demonizzarlo, ma purtroppo le attività commerciali fisicamente intese non combattono ad armi pari, basta guardare a imposte e tassazioni di vario genere. L’e-commerce su questo aspetto risulta essere molto avvantaggiato, è un competitor che gioca con regole diverse, un po’ come giocare una partita truccata, questi due fenomeni messi assieme stanno creando grandi difficoltà. Quello delle chiusure delle piccole attività commerciali è un fenomeno endemico che va da Nord a Sud con percentuali abbastanza analoghe, secondo dati diffusi di recente il nostro Presidente Nazionale Carlo Sangalli, parla di 150 mila attività commerciali che hanno abbassato la saracinesca negli ultimi tre anni circa, numeri importanti, anche perché bisogna considerare che quando cessa un’attività, non perde solo il proprietario, ma anche i dipendenti e/o il nucleo familiare presente in quell’attività. Va ricordato anche che ciò rischia di avere gravi conseguenze sul piano sociale, se il titolare è prossimo all’età pensionabile in qualche modo l’impatto sociale è per così dire meno forte, diverso è invece, quando il titolare è ancora in età lavorativa, in tal caso le cose si complicano maggiormente.
Quali possibili soluzioni per rendere ancora competitivo il rapporto tra il negozio fisico e l’e-commerce?
In passato ci sono state delle ipotesi che sotto altre forme potevano e posso tuttora essere valide anche per essere più competitivi con il commercio online, mi riferisco ai cosiddetti centri commerciali naturali, c’erano dei finanziamenti dove le piccole attività dei centri storici in particolare, mettevano in piedi piccole iniziative comuni ad esempio campagne pubblicitarie, ragionando nell’ottica dei centri commerciali ma una cosa del genere va supportata, soprattutto in termini di struttura organizzativa da parte delle amministrazioni comunali, il solo spirito d’iniziativa di commercianti e associazioni di categoria, purtroppo non è bastato e non basta.
Il comune di Avellino anni prima della giunta Festa, quasi rinunciò a supportare quest’iniziativa quindi la città si è ritrovata con un pugno di mosche in mano. Ora ci sono i distretti del commercio un bando che nelle regioni del Nord sta funzionando discretamente, sia per le tempistiche adottate che soprattutto perché lì, hanno messo a disposizione fondi- che è il vero nodo- per l’organizzazione di tali distretti, qui invece, siamo in netto ritardo manca la capacità di fare squadra tutti insieme, imprenditori e istituzioni regionali.
Non crede che bisognerebbe ragionare su una fiscalità agevolata?
Noi sono anni che sosteniamo questo genere di soluzioni, tuttavia spesso ci scontriamo con il rischio dissesto dei comuni, un’ipotesi di carattere nazionale che può essere lanciata è quella ad esempio, relativa ai locali sfitti che dovrebbero godere di un regime fiscale diverso, ricordiamo che avere un’insegna illuminata vuol dire essere presenti sul territorio, in termini di socializzazione, sicurezza, questa è l’altra faccia della medaglia.
Negli ultimi vent’anni in tutta la Regione Campania si è favorita la crescita di grandi centri commerciali, trascurando totalmente tutte le piccole e medie attività, producendo un grande squilibrio che ora rischiamo di pagare a caro prezzo.
Quali sono le ricadute generate dal complesso quadro geopolitico internazionale?
È ancora troppo presto per fare delle stime, i veri problemi inizieranno fra qualche settimana con i rincari per la fornitura delle merci, il Presidente Nazionale per l’Autotrasporto Pasquale Russo, ha detto chiaramente che il vero impatto lo vedremo quando si scatenerà l’aumento dei prezzi a seguito dell’aumento del costo del gasolio per gli automezzi, oltre l’80% del trasporto è su gomma, sarà colpito soprattutto il settore alimentare.
Per i numeri che mette in campo il terziario nel suo complesso, rappresenta oltre il 40% delle attività produttive a livello nazionale, anziché essere considerati come una risorsa per lo sviluppo e l’occupazione, purtroppo spesso negli anni, si è ritenuto che questo comparto dovesse andare avanti per i fatti propri, senza bisogno di regolamentazione e supporto, questo ha creato gravi danni.


