Migliaia di imprese campane sono già in perdita operativa a causa delle ripercussioni seguite all’attacco militare del 28 febbraio condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, un evento che ha innescato una nuova fase di instabilità internazionale con effetti immediati sui mercati energetici globali.
A lanciare l’allarme è Luigi Carfora, presidente di Confimi Industria Campania, che in una nota sottolinea come «il sistema produttivo campano stia già assorbendo uno shock energetico violento, senza disporre di strumenti adeguati di compensazione».
Secondo l’associazione, nel giro di pochi giorni si è registrato un forte aumento dei prezzi di petrolio, gas naturale ed energia elettrica, tornati su livelli critici. Le prime conseguenze sono già evidenti per famiglie e cittadini, alle prese con rincari su bollette, carburanti e forniture energetiche.
L’analisi parte dai dati Unioncamere-Infocamere, che fotografano una realtà composta da circa 595mila imprese registrate in Campania, di cui oltre 500mila attive. Il tessuto produttivo è fortemente frammentato: oltre il 95% è costituito da micro e piccole imprese, distribuite tra commercio (165mila), costruzioni (75mila), manifattura (40mila), turismo e ristorazione (60mila), e trasporti e logistica (18mila).
Confimi ha elaborato una simulazione su una tipica PMI campana con fatturato di 2 milioni di euro: l’aumento dei costi energetici del 35% incide per il 4,2% sul fatturato, mentre il rincaro dei trasporti del 30% pesa per un ulteriore 2,4%. Complessivamente, l’impatto raggiunge il 6,6%, superando i margini medi delle PMI, stimati tra il 3% e il 6% (fonte Banca d’Italia). Il risultato è che molte aziende stanno già operando in perdita.
Lo scenario, secondo Confimi Industria Campania, è particolarmente critico: se i prezzi energetici dovessero rimanere su questi livelli, tra 40mila e 60mila imprese rischiano la chiusura, con una possibile perdita di 120mila-150mila posti di lavoro.
«Oggi – conclude Carfora – si vedono gli aumenti di bollette e carburanti. Ma il vero problema è quello che ancora non emerge: imprese che lavorano in perdita, liquidità che si esaurisce e margini azzerati. I numeri sono chiari: tra 75mila e 100mila imprese campane sono già in difficoltà finanziaria. Senza interventi immediati, il rischio è concreto».



