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L’ANPI celebra ad Ariano per la prima volta la Festa della Liberazione

di Floriana Mastandrea

La Sezione ANPI Ariano Irpino-Valle Ufita, presieduta da Floriana Mastandrea, ha deposto una corona di alloro ai partigiani di origine arianese caduti nella Resistenza.

Breve premessa storica
Dopo l’armistizio firmato il 3 settembre 1943 a Cassibile (SR) tra il Regno d’Italia e le potenze Alleate (Stati Uniti e Regno Unito) di cui fu data notizia l’8 settembre, i tedeschi considerarono gli italiani, ex alleati, dei traditori. I partigiani cominciarono la Resistenza contro i nazisti e la Repubblica Sociale di Salò (RSI), che avrebbe comportato atroci rappresaglie anche sulla popolazione civile.
Il 25 Aprile 1945 le brigate partigiane della Resistenza coordinate dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) che proclamò l’insurrezione generale del Nord Italia, aiutate dall’avanzata delle truppe angloamericane, liberarono finalmente l’Italia dalla cruenta occupazione nazifascista.
Giovanni Capobianco, presidente provinciale ANPI Avellino nell’evidenziare come l’ANPI abbia celebrato per la prima volta ad Ariano la Festa della Liberazione, ha rimarcato le cifre della lotta partigiana, che coinvolse tra le 240.000 e le 300.000 persone, unendo diverse formazioni politiche del Nord e del Centro-Italia, contro l’occupazione nazifascista. I partigiani morti durante la Resistenza sono stati oltre 54.000, compresi 17.488 militari e 37.288 civili. Anche le donne diedero un enorme contributo, ancora non sufficientemente messo in risalto, alla Resistenza. Le partigiane combattenti furono circa 35.000, migliaia delle quali deportate e torturate e quasi 3.000, tra quelle fucilate o impiccate.                                                                                                                                                                                        Il contributo di Ariano alla Resistenza
Floriana Mastandrea ha sottolineato come Ariano Irpino abbia dato il suo contributo alla Resistenza con almeno 36 partigiani combattenti in Italia (Lazio, Lombardia, Triveneto, Emilia Romagna, Piemonte, Friuli) e all’estero e tre partigiani arianesi caduti in Piemonte: Archino (Giovanni Pasquale) Calabrese, nato ad Ariano Irpino il 12 aprile 1917 da Nicoalantonio e Angela Fierro. Muratore, Archino, detto “Carabron”, entrò nella Resistenza il 1° ottobre 1943 nel 1° Gruppo Divisioni Autonome del comandante Enrico Martini, “Mauri”. Venne fucilato il 7 luglio 1944 a Borgo San Dalmazzo (CN), in località Tetto Gallotto, per rappresaglia verso l’uccisione di un ufficiale tedesco, assieme ad altri nove uomini, due civili e sette partigiani prelevati dalle carceri di Cuneo. Quando fu ucciso aveva ventisette anni e, oltre ai genitori, lasciava la moglie, Erminia Muratore. Dopo la fucilazione, i cadaveri vennero sistemati sui binari della tramvia Cuneo-Demonte per farli straziare dalle ruote, ma conduttore e bigliettaio fermarono il mezzo, rifiutandosi di procedere.
Archino Calabrese fu riconosciuto partigiano combattente caduto, con delibera n. 8235.  Giuseppe Caso, nato il 6 agosto 1920 ad Ariano Irpino, da Lorenzo e Rosa Iannarone. Al comando della 44° Divisione Valchisone, dal 26 giugno 1944 al 12 luglio 1944. Gregario comandante di Distaccamento dal 1° luglio 1944 al 12 luglio 1944, quando, a seguito di un rastrellamento dei nazifascisti, fu ferito a morte, in località Fraiteve (Alta Val di Susa, Piemonte). Non aveva ancora compiuto 24 anni. L’11 luglio 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) di Ariano e il Partito Repubblicano di Ariano, esprimendo dolore e solidarietà alle tre sorelline orfane, annunciavano una messa solenne in cattedrale per l’anniversario della sua morte. Nell’articolo, si leggeva: “Egli è morto sulle balze delle nostre Alpi, ai confini della Patria, mentre con altri prodi combatteva per la libertà d’Italia. S’invitano i cittadini e le associazioni a voler intervenire per commemorare degnamente questo figlio del popolo, il quale ha offerto in olocausto ai supremi ideali della libertà la sua fiorente giovinezza”.
Le sue spoglie riposano presso il cimitero monumentale di Torino.                                                                         Armando Li Pizzi, nato ad Ariano Irpino il 16 febbraio 1924 da Angelo Maria e Carmela Tiso. Fu fucilato il 28 marzo 1944 da un reparto composto da soldati russi alle dipendenze del Comando germanico, durante un’azione di rastrellamento. Aveva vent’anni. Membro della 1a Compagnia di Sanità Torino (matricola 29561), era in seguito entrato nella 15° Brigata d’Assalto Garibaldi – Saluzzo operante in Val Varaita. Il suo distaccamento alloggiava nella Caserma Conte di Bricherasio nel Comune di Casteldelfino (CN), al comando del Sergente maggiore Paolo Tripodi e successivamente, del Tenente Nicandro Conte. Li Pizzi faceva parte di un gruppo di 9 giovani partigiani, catturati dai tedeschi sulle montagne del Comune di Pontechianale. Condotti presso il cimitero del Comune, in frazione Maddalena, i 9 sventurati furono costretti a scavare una fossa comune, fatti coricare e uccisi con una sventagliata di mitra. Due giorni dopo, il Comune disseppellì i cadaveri dando loro una degna sepoltura in tombe separate. La tomba di Armando Li Pizzi era la n.8 (relazione del Sindaco di Casteldelfino a quello di Ariano, Comune che non ha mai ritirato le ossa). La presidente ANPI ha altresì annunciato che dopo apposita delibera della Commissione toponomastica e della Giunta comunale, ad Ariano saranno intitolate ai partigiani caduti, a quelli combattenti e ai civili caduti nelle rappresaglie tedesche, una strada e lapidi.

Antonio Alterio, storico, ha mostrato foto inedite dei partigiani tratte dal suo libro dedicato ai caduti durante la Seconda Guerra Mondiale”. Ha rimarcato come, solo per mera fortuna, Raimondo Manganiello, Angelo Iacobacci e Nicola Rubino, pur lottando contro i tedeschi, fossero riusciti a tornare indenni alle proprie case.
Nicola Rubino, pastaio, era nato ad Ariano Irpino il 5 marzo 1923 da Ciriaco e Pasqualina Giorgione. Fu prima soldato, poi un partigiano combattente, elogiato per i suoi meriti: dall’8 settembre 1943 fu nel 291 Reggimento Fanteria come Caporale Maggiore nella Divisione Zara-Balcani. Dal 28 maggio 1944 al 7 giugno 1945, fu Comandante di plotone nella Brigata 101 “Marmore”.

Gli attestati
Il 9 maggio 1945 a Chatillon il Corpo Volontario della Libertà Zona Valle d’Aosta 101° Brigata “Marmore” così dichiarava: “Si attesta che Nicola Rubino di Ciriaco della classe 1923 del Distretto Militare di Avellino, domiciliato ad Ariano Irpino, è stato in servizio, volontario, in questa formazione Patriottica dalla data dell’8 settembre 1943 a tutt’oggi. Per le sue qualità combattive, sprezzo del pericolo ed attitudine militari, gli venne affidato prima il comando di squadra e poi il comando di plotone, assolvendo sempre i compiti a lui affidati con zelo e perizia. È stato un ottimo prezioso elemento della formazione. Ha sempre dimostrato di possedere uno spirito patriottico non comune”.                                                                       
La croce al Merito di Guerra
Il X Comando Militare Territoriale della Regione Militare Meridionale l’11 ottobre 1961, attraverso il Generale Comandante Giuseppe Massaioli conferiva la Croce al Merito di Guerra al già partigiano combattente Nicola Rubino, iscritto all’Associazione Partigiani d’Italia (ANPI) con la tessera n. 3506:
La vice presidente ANPI Ariano-Valle Ufita, Daniela Gibaldi, avvocata, ha ricordato come la XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana vieti la riorganizzazione del Partito Nazionale Fascista. Divieto attuato dalla Legge Scelba del 1952 (n. 645), la quale definisce come riorganizzazione la creazione di associazioni e movimenti con fini antidemocratici, esaltazione della violenza o propaganda razzista. Ciononostante, si sta avendo troppa tolleranza verso organizzazioni e modus operandi, compreso il saluto romano, verso cui c’è una pericolosa tendenza ad abbassare l’attenzione, che al contrario, va tenuta alta per difendere i valori democratici nati dalle sanguinose lotte partigiane.
Fabrizio Procopio, cantautore, ha rimarcato come questo periodo storico, dominato da demoni e squilibrati, che sta producendo un’infinità di vittime innocenti, presenterà il conto: si saprà chi ha commesso i crimini più efferati, chi ha perpetrato genocidi e guerre per mero interesse e la storia ricorderà per sempre gli autori delle atroci barbarie in corso. Ha poi intonato alla chitarra Bella ciao, che molti dei presenti hanno cantato insieme a lui.
È stata agganciata una corona di alloro sotto la lapide dedicata ai partigiani caduti, sita nel corridoio che conduce all’atrio del Municipio di Ariano Irpino. La celebrazione è stata anticipata di due giorni per la concomitanza del 25 aprile con la presentazione delle liste elettorali, in vista delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026.

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