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Confesso che quando martedì sera ho visto la faccia supponente di Donald Trump che annunciava in diretta TV la fuoriuscita unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015, ho avvertito di nuovo lo strepitio degli zoccoli e gli orribili nitriti dei cavalli dei quattro Cavalieri citati nell’Apocalisse: Morte, Carestia, Pestilenza e Guerra. Quello a cui abbiamo assistito è un annuncio di guerra e di morte. Non può avere nessun altro significato.

Anche in questo caso la menzogna è la levatrice della guerra. In realtà, i temuti programmi nucleari iraniani sono stati sventati dalla diplomazia attraverso l’accordo internazionale sull’energia nucleare in Iran (ICPOA) che è stato raggiunto a Vienna il 14 luglio 2015 tra l’Iran, il P5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti – più la Germania), e l’Unione europea. In base all’accordo, l’Iran ha accettato di eliminare le sue riserve di uranio a medio arricchimento, di tagliare del 98% le riserve di uranio a basso arricchimento e di ridurre di due terzi le sue centrifughe a gas per tredici anni. Per monitorare e verificare il rispetto dell’accordo da parte dell’Iran, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha avuto libero ed incondizionato accesso a tutti gli impianti nucleari iraniani. L’ultimo comunicato dell’Agenzia per l’energia atomica del 5 marzo scorso conferma il rispetto da parte di Teheran degli obblighi assunti tre anni fa: «Gli ispettori dell’Aiea hanno trascorso 3 mila giorni di calendario l’anno in Iran. Abbiamo installato 2 mila sigilli a prova di manomissione su materiali ed equipaggiamento nucleare, raccolto centinaia di migliaia di immagini scattate ogni giorno dalle nostre sofisticate telecamere di sorveglianza, ovvero la metà di quelle raccolte in tutto il mondo».

Adesso Trump, dopo lo show di Netanyahu che ha danzato sui documenti rubati agli iraniani, che riguardavano fatti e progetti precedenti all’accordo, vuole ripercorrere nei confronti dell’Iran lo stesso copione di Bush, che fece spergiurare il suo Segretario di Stato, Colin Powell, sulle fantomatiche armi di distruzione  di massa di Saddam Hussein, aprendo la strada ad una guerra fondata solo sulla menzogna.

Israele ha interesse che gli Stati Uniti demoliscano l’Iran come hanno fatto in passato con l’Iraq e Netanyahu ha trovato in Trump un sostegno tanto stupido quanto incondizionato. Israele ha colto subito la palla al balzo ed ha cominciato ad alzare il livello dello scontro, sferrando nella notte di mercoledì, l’attacco più grave, dall’inizio della guerra in Siria, contro postazioni iraniane.

Questo rende la situazione estremamente pericolosa. Se si smantellano quegli accordi che la diplomazia ha faticosamente costruito per scongiurare il riarmo nucleare di un Paese che ha aperte numerose linee di conflitto in Medio Oriente, non solo nei confronti di Israele, quali vie d’uscita vi possono essere?

I collaboratori di Trump dicono che l’obiettivo del Presidente americano è di provocare un cambio di regime in Iran. Anche in Siria gli USA e i loro alleati sauditi hanno cercato di provocare un cambio di regime. Il risultato è che dopo 7 anni di guerra, Assad continua ad essere saldamente al potere, ma la Siria non c’è più. In compenso ci sono milioni di profughi e rifugiati, di cui noi avvertiamo l’esistenza, con fastidio, soltanto quando vengono a bussare alle nostre porte.

In realtà, se si reintroduce la legge della giungla nei rapporti internazionali, l’esito non sarà la pace, ma il precipitare dell’umanità in una miserabile condizione di guerra perenne.

E’ proprio quello di cui non abbiamo bisogno.

di Domenico Gallo edito dal Quotidiano del Sud

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