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Legambiente, l’eolico pilastro delle rinnovabili in Campania. Irpinia protagonista

Una nuona notizia per la lotta alla crisi climatica, arriva dalla Campania che si è distinta negli ultimi anni per aver accompagnato con continuità e concretezza la transizione energetica, sostenendo la realizzazione degli impianti necessari, a partire dall’eolico, e autorizzando i primi progetti di repowering d’Italia. Soffia un vento forte e rinnovabile in Campania che si accredita come  una regione pioniera nel campo dell’energia eolica: nel biennio 2023–2024 la Campania ha registrato una crescita importante degli impianti da fonti rinnovabili, con un incremento del 27,6%, e l’eolico, in particolare, è cresciuto di 218 MW (+11%). Nel confronto tra regioni, la Campania, con le sue fonti rinnovabili elettriche, risulta ottava per potenza installata (4.276 MW) e nona per produzione da FER (6.298 GWh). Considerando le sole regioni del Sud-Italia, la Campania è terza sia per potenza sia per produzione, dopo Puglia e Sicilia. L’eolico resta il principale pilastro delle rinnovabili in Campania, con oltre 2.177 MW di potenza e 3.666 GWh di produzione. L’eolico rappresenta il 50,9% della potenza installata sul territorio e il 58,2% della produzione rispetto alle altre fonti rinnovabili elettriche: numeri che evidenziano una dipendenza strutturale dal vento, ma anche un potenziale straordinario per consolidare un modello energetico sostenibile. Infine, l’eolico copre quasi il 22% dei consumi regionali (16.804,6 GWh). Legambiente Campania ha presentato questa mattina il report “Qual buon vento”, durante la quarta Edizione del Forum Eolico, che si è svolto ad Aquilonia (AV).

Sono 40 i comuni del vento, con la provincia di Avellino e Benevento leader a livello regionale entrambe con 17 comuni, seguita da Salerno con cinque comuni e la provincia di Caserta con un solo comune. Le protagoniste della Campania sono l’Irpinia (Avellino) e il Fortore sannita (Benevento): infatti, la provincia di Avellino copre più della metà del totale (circa 53%), segue la provincia di Benevento con circa il 38%, Salerno è più indietro con circa 8%, mentre Caserta compare con un solo comune, Ciorlano, con 23,8 MW (circa 1%). Su Avellino incide anche la concentrazione su specifici comuni: Bisaccia (204,3 MW) e Lacedonia (202,01 MW) da sole costituiscono quasi il 40% dell’intera potenza eolica della provincia. Nel beneventano la polarizzazione è simile: San Giorgio La Molara (128 MW) e Montefalcone di Val Fortore (113,3 MW) fanno da traino, costituendo circa il 30% del totale beneventano, seguiti da un gruppo di comuni tra 30 e 60 MW (Morcone, Baselice e Foiano di Val Fortore e altri). Le potenze complessive indicate per ciascun comune sono la somma degli impianti in alta e media tensione approvati e censiti dalla Regione Campania. L’anagrafe inoltre fa riferimento alla potenza che la Regione Campania ha autorizzato, quindi non considera eventuali modifiche successive comunicate al Comune tramite PAS e che da gennaio 2025 sono in edilizia libera. Non sono censiti impianti di passate autorizzazioni rilasciate da Province e Comuni, oppure per i quali non era ancora obbligatorio comunicare le posizioni degli aerogeneratori.

“In Campania l’energia eolica è già da tempo una fonte di economie, di entrate stabili per i bilanci comunali, di opportunità per imprese locali e per giovani che lavorano nel settore. Ma potrebbe esserlo molto di più, se accompagnata da una visione industriale e territoriale capace di trasformare l’energia rinnovabile in valore condiviso. Per questo- dichiara Mariateresa Imparato – rivolgiamo un appello al Presidente Fico e alla nuova Giunta regionale: è fondamentale continuare a garantire questa tendenza positiva, anzi rilanciarla. Serve rafforzare gli uffici preposti alla valutazione dei progetti e sostenere gli uffici tecnici dei Comuni interessati, affinché possano accompagnare la realizzazione di impianti ben progettati e ben inseriti nei territori. Accanto allo sviluppo degli impianti, è necessario costruire una filiera industriale completa: dalla produzione alla manutenzione, fino al recupero e al riciclo degli impianti eolici. È altrettanto fondamentale che le imprese garantiscano le compensazioni ambientali ove previste, affinché i comuni ospitanti possano beneficiare di ricadute positive e durature: rigenerazione del paesaggio, infrastrutture verdi, servizi per le comunità, interventi contro il dissesto idrogeologico. All’economia del riarmo e della difesa possiamo e dobbiamo contrapporre l’economia della transizione ecologica: un’economia che costruisce comunità di pace rafforza i territori e offre un futuro più sicuro. La Campania – conclude la Presidente di Legambiente Campania – può essere protagonista di questo percorso, a partire dalle sue aree interne e dalla diffusione dell’eolico come motore di sviluppo, coesione e resilienza.”

La Campania – si legge nel dossier di Legambiente – è la regione che ha ospitato i primi impianti installati in Italia a metà degli anni Novanta ma anche la regione che ha dato vita ai primi repowering. Sono 11 i progetti autorizzati tra 2022 e 2024, che porteranno a una riduzione del 75% del numero di aerogeneratori e al contempo un aumento della potenza installata del 58%: in numeri assoluti, si parla di oltre trecento aerogeneratori in meno sul territorio campano. Rimangono attualmente solo due progetti in attesa di valutazione: i tre aerogeneratori di Wind Energy Casalbore Srl a Casalbore e i 13 aerogeneratori di Edison Rinnovabili SpA a Bisaccia. Grazie a questi due progetti, si avranno, quando approvati, ulteriori 15 aerogeneratori in meno e un aumento di 6,3 MW della potenza. I progetti di repowering riscrivono la storia di porzioni di territorio, facendo respirare affollati crinali e producendo anche una maggior quantità di energia.

“L’Italia deve accelerare il passo nella diffusione degli impianti eolici a terra e a mare attraverso processi autorizzativi più snelli e veloci e semplificando le attività di repowering e revamping degli impianti per stare al passo con le moderne tecnologie ed evitare di avere strutture obsolete sui territori. In questa partita, è fondamentale prevedere processi di partecipazione e di ascolto per la realizzazione degli impianti. La Campania – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è diventata la Regione leader in tutta Italia per lo sviluppo delle energie rinnovabili, a partire dall’eolico, e ha individuato un modello positivo che garantisce rispetto delle norme, delle tempistiche e ascolto delle comunità e delle imprese. Un ruolo importante per la decarbonizzazione del nostro Paese e contemporaneamente una possibilità per le aree interne e i piccoli comuni della Campania, quelli che più soffrono lo spopolamento, l’invecchiamento demografico e la perdita di servizi essenziali che trovano una leva di sviluppo nella diffusione delle rinnovabili.

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