L’Aula del Senato ha bocciato con 99 “no” e 68 “sì” il sub-emendamento a prima firma Dario Parrini (Pd) che introduceva le preferenze secche nella legge elettorale e mirava a eliminare i capolista bloccati. Dopo la votazione, dai banchi delle opposizioni hanno gridato: “Vergogna”.
Dalla minoranza l’affondo è stato immediato. Ivan Scalfarotto, senatore di Italia Viva-Casa Riformista e capogruppo in commissione Giustizia al Senato, ha espresso un giudizio molto duro:
“Se si fosse voluto restituire agli elettori il diritto di decidere gli eletti, si sarebbero dovuti scegliere così tutti gli eletti. Se ne eleggiamo solo una piccola parte, stiamo turlupinando il Paese, è solo propaganda. Con questa legge non stiamo davvero mettendo le preferenze, e Fratelli d’Italia smentisce decenni di promesse e di cose che Giorgia Meloni ha detto, cioè che voleva le preferenze. Avremo i capilista bloccati e il ‘festival degli sconosciuti’, il listone dei 105 del premio di maggioranza. E poi resterà una sparuta pattuglia di eletti con le preferenze, i veri eletti, perché gli altri saranno i nominati, con una paradossale differenza genetica tra i parlamentari”.
Sempre per Italia Viva, il leader Matteo Renzi è intervenuto in Aula leggendo un testo della stessa premier Giorgia Meloni datato 11 marzo 2014 e favorevole alle preferenze. Rivolgendosi al capogruppo di FdI Lucio Malan, Renzi ha detto:
“Sulla base di questo intervento, dovreste semplicemente vergognarvi per quello che avete appena detto. Se noi siamo rappresentanti del popolo italiano, se noi lo siamo e non ci consideriamo migliori degli italiani, dobbiamo riconoscere agli italiani la possibilità di determinarsi e di autodeterminarsi. Questo stiamo chiedendo. Vi prego perché è davvero l’ultima chiamata, vi prego, coraggio colleghi: il coraggio di riconoscere agli italiani qualcosa che è loro e che non è nostro. Il coraggio di riconoscere loro un diritto, altrimenti rimarrà – quando noi dovessimo bocciare questo emendamento – negli italiani che ci guardano, il dubbio che noi non abbiamo voluto le preferenze”.
Dal Partito Democratico, Francesco Boccia ha sottolineato la natura della manovra di maggioranza:
“Credo che questa sia l’ultima fase del confronto di merito su questa legge ELETTORALE, l’ultimo e definitivo capitolo di una legislatura in cui la maggioranza ha affrontato con lo stesso metodo ogni tentativo di riforma: prima tentando di far da sola, poi forzando le istituzioni per piegare le regole agli equilibri politici della propria maggioranza. E allora la scelta della maggioranza è molto semplice. Se davvero vuole le preferenze, le voti. Se voterà contro, da domani non potrà più raccontare agli italiani che voleva restituire loro il potere di scegliere”.
Gli fa eco il deputato PD Stefano Graziano:
“Tra la coerenza e la poltrona, Meloni sceglie la poltrona. È questo l’unico commento possibile a quanto accaduto al Senato sulla legge ELETTORALE. Dopo aver riempito pagine e pagine di giornali con retroscena sulla volontà di votare per le preferenze e dopo averlo dichiarato pubblicamente in tante occasioni, nel momento in cui poteva farlo davvero, Meloni si tira indietro. Lo fa perché ha paura della fine del suo governo. La coerenza, evidentemente, finisce quando comincia il rischio di perdere la poltrona”.
Molto critico anche Riccardo Ricciardi, capogruppo M5s alla Camera:
“Meloni in passato ha parlato di ‘palude’, di chi non vuole ridare ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Oggi la verità è venuta fuori e FdI, partito della premier, ha votato insieme alla maggioranza e contro l’emendamento delle opposizioni che riportava delle reali preferenze. Meloni ha perso la faccia è ha dimostrato che ‘la palude’ è lei. Ora chieda scusa al Paese e chieda scusa anche per le tante menzogne che dice quotidianamente offendendo l’intelligenza degli italiani”.
Dai banchi del centrodestra si difende con forza l’unità e la coerenza della coalizione. Stefano Benigni, vicesegretario nazionale di Forza Italia e sherpa sulla legge elettorale, dichiara:
“Il centrodestra ha dimostrato ancora una volta di essere unito. Anche in queste ore c’è chi ha provato a raccontare divisioni e sperare in fratture nella maggioranza, puntualmente smentite dai fatti. La nostra è un’alleanza solida, fondata su valori e obiettivi comuni, che continua a lavorare per dare risposte agli italiani. La nuova legge ELETTORALE va nella direzione giusta, perché rafforza la stabilità e la rappresentanza secondo un principio semplice e chiaro: chi vince governa, chi perde va all’opposizione. Basta con inciuci e accordi di palazzo ai quali la sinistra ci aveva abituati. Inoltre, per la prima volta in trent’anni il centrodestra, grazie al contributo determinante di Forza Italia, ha reintrodotto le preferenze, restituendo agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Il resto sono polemiche pretestuose e tentativi maldestri di un’opposizione sgangherata e dilaniata al suo interno, tenuta insieme solo dalla volontà di mandare a casa l’esecutivo. E anche chi sostiene di appartenere alla destra dovrebbe decidere da che parte stare: attaccare ogni giorno il governo di centrodestra significa soltanto fare un favore alla sinistra-sinistra di Schlein e Conte, quella della patrimoniale e delle tasse. Intanto, i tentativi di dividere la maggioranza sono tutti falliti. Una buona notizia per gli italiani”.
Il presidente della commissione Affari esteri e Difesa del Senato, Maurizio Gasparri (FI), è intervenuto pesantemente sul dibattito:
“Ero tentato di leggere un po’ di cose diverse dette da Renzi nel corso del tempo, ma quando ho fatto la ricerca mi si e’ intasato l’iPad. Anche il motore di ricerca mi ha detto di lasciar perdere, perche’ si potrebbe trovare di tutto e il contrario di tutto, e quindi rinuncio agli argomenti strumentali. Detto questo, il dibattito sulla Legge elettorale e’ serio e importante, perche’ riguarda la coscienza e l’interpretazione della politica. Il problema e’ che questa discussione sulla Legge, che si trascina da tempo e che prevede il ripristino parziale delle preferenze, dalla fase del ’92 e del ’94, quando sono state eliminate e mancano da piu’ di trent’anni, vede la sinistra sposare e ripudiare il concetto delle preferenze a seconda delle convenienze. La sinistra ha festeggiato alla Camera quando l’ipotesi sulle preferenze e’ stata bocciata, perche’ l’ha vissuta come una propria affermazione politica. Ma la verita’ e’ che non si preoccupa del merito di quello di cui si discute: usa gli argomenti a seconda della convenienza strumentale. Ed e’ quello che ha fatto anche in questi giorni, inventando l’emendamento sulle preferenze integrali solo per cercare di creare divisioni. Ma il centrodestra ha un vantaggio rispetto alla sinistra. Il centrodestra ha appena celebrato il record di durata di un governo nella storia della Repubblica e, tra gli altri governi che sono durati di piu’, troverete subito dopo i due governi Berlusconi, del 2001 e del 2008. Questo significa che, con il centrodestra al governo, prevale la capacita’ di coesione e di sintesi, anche sugli argomenti delicati e impegnativi. Ciascuno di noi sa fare anche delle rinunce o cercare delle mediazioni, perche’ questa e’ la saggezza della politica. Mentre la sinistra sta ancora litigando sulle primarie, noi oggi diamo prova di intelligenza e di coesione, e lo facciamo alla luce del sole”.
Conferma la tenuta del patto di governo anche Massimiliano Romeo, presidente dei senatori della Lega:
“C’e’ un accordo politico della maggioranza. Il centrodestra ha dimostrato di fare sintesi. Non capiamo tutte queste preoccupazioni. Noi vogliamo andare fino a fine legislatura: quindi voteremo la Legge elettorale secondo gli emendamenti di maggioranza presentati. Sara’ una Legge voluta da tutto il centrodestra. E’ una buona Legge ha le preferenze, c’e’ la possibilita’ di votare uomini e donne, dopodiche’ andremo avanti. C’e’ la manovra di Bilancio, noi abbiamo il tema dell’Autonomia. Tutte queste fibrillazioni mi sembrano un po’ infondate”.
Infine, dal territorio interviene Nino Simeone, consigliere regionale e capogruppo del gruppo “Fico presidente” in Campania:
“Per una nuova legge ELETTORALE nazionale non dobbiamo inventare formule nuove o inseguire le convenienze del momento. Dobbiamo utilizzare l’esperienza dell’attuale legge ELETTORALE campana come modello per costruire una legge nazionale capace di garantire stabilità e governabilità. Abbiamo già un’esperienza concreta da cui partire: valorizziamola e portiamola a livello nazionale. Il principio deve essere semplice: chi riceve il consenso degli elettori deve poter governare, con una maggioranza chiara e per tutta la durata del mandato. Allo stesso tempo, bisogna restituire ai cittadini il pieno diritto di scegliere i propri rappresentanti, attraverso le preferenze per tutti i candidati, senza paracadute e senza candidature calate dall’alto. Il modello campano può essere la base per una riforma seria, stabile e valida per tutti. Una legge ELETTORALE non può essere costruita pensando alla maggioranza di oggi, ma deve guardare al futuro e valere per tutte le maggioranze che verranno. Partiamo da ciò che già funziona in Campania e trasformiamolo in un modello nazionale. Chi vince deve poter governare, chi perde deve fare opposizione e, alla fine, devono essere i cittadini a giudicare”.

