di Virgilio Iandiorio
Il tempo mai perduto. In queste parole potrei raccogliere il senso dell’eredità umana e culturale di Gennaro Passaro. Perché anche dopo la sua scomparsa, avvenuta il 10 gennaio di nove anni fa a Nusco suo paese natale, sento più pressante il suo invito a studiare il passato, a colloquiare con esso. A noi è consentito di spingere la nostra curiosa indagine nel passato e colloquiare con le ceneri mute di coloro che sono vissuti prima di noi.
La scomparsa di Gennaro Passaro è stata una grave perdita per la sua famiglia e per il suo paese; ma per la cultura irpina è la privazione di un uomo onesto, generoso, e di uno studioso instancabile, appassionato e competente della storia di questo nostro territorio. Nel nostro tempo in cui spesso e volentieri l’ideale si trasforma pericolosamente in ideologia, che si fa violenta contro la tradizione e la storia in ossequio al pensiero unico e a chi lo impersona, Gennaro Passaro è lì a dirci, con il suo lavoro storiografico e con la sua vita, che non si può rinunciare agli ideali, che hanno fatto e fanno la storia. E lui, da convinto cristiano, si è lasciato guidare dalla sua fede nell’indagine storiografica, con la convinzione che ogni ricostruzione storica, che cerca onestamente e con la necessaria competenza la verità, è aperta a interpretazioni diverse.
L’ho conosciuto negli anni settanta del secolo passato, quando ebbi la fortuna di unirmi al gruppo di Civiltà Altirpina (Nicola Gambino, Aldo Marandino, Pasquale Di Fronzo, Nicola Bellofatto), di cui Gennaro Passaro è stato per un decennio il direttore: coscienza integerrima, riputazione incontaminata, prestigio grandissimo.
Della diffusione del cristianesimo nell’Irpinia si è occupato molto; e per diversi anni gli è stato affidato l’insegnamento di Storia della Chiesa Locale presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Avellino.
Nella collana “Le Storie” del Corriere, Gennaro Passaro ripropose in ristampa fotomeccanica, e con una efficace nota introduttiva, il libro di Andrea Falcone sui Corpi Santi in Atripalda, edito nel 1648. Il testo, una vera rarità bibliografica, da lui era stato ritrovato nella Biblioteca dei Girolamini a Napoli.
L’ ottavo volume della monografia storica di Francesco Scandone “L’Alta Valle del Calore” dedicato alla città di Nusco (il volume VII, era stato pubblicato a cura di Padre Giovanni Recupido) viene trascritto da Gennaro Passaro e riproposto in ristampa anastatica. L’impresa della trascrizione e dell’ edizione dell’opera “Nusco moderna e contemporanea”, lasciata manoscritta da Francesco Scandone, è merito di Gennaro Passaro, che in questo modo rende il dovuto all’illustre storico montellese e arricchisce la storiografia della sua città.
Che dire dell’ impegno di Gennaro Passaro nel reperire le fonti bibliografiche per la canonizzazione di Teresa Manganiello. E ancora il suo contributo nel processo diocesano di canonizzazione per Lodovico Acernese. Nel 1981 la rivista Civiltà Altirpina pubblicò un numero speciale sul terremoto del 1980, in cui per ogni comune della provincia sono descritti i danni riportati ai monumenti e alle opere d’arte. Un contributo di significato storico e culturale notevolissimo.



