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Il confronto è aspro. Tra il Si e il No il dibattito si accende. Il Referendum divide e pone al centro la questione politica, prima ancora della riflessione sulla Riforma costituzionale. E non mancano cadute di stile. Come quella del vice ministro Zanetti (scelta civica) ieri ad Avellino a sostegno del Si per il voto referendario. Giudica “quelli” del no un’accozzaglia di cose diverse, messe insieme per frenare crescita e sviluppo. Il governo, invece, è impegnato nel fare, per dare risposte ai problemi del Paese. In serata, sempre dal capoluogo dell’Irpinia, nell’auditorium del carcere borbonico, giunge la risposta di Massimo D’Alema a sostegno del fronte del No. Un intervento articolato, da fine politico, ma non privo di stilettate contro il premier. La tesi sostenuta è che tra riforma costituzionale e legge elettorale non è possibile fare una distinzione. Nel complesso, afferma il leader maximo, la Riforma progettata dal governo Renzi riduce lo spazio della democrazia e offende la logica dei Padri Costituenti che avevano previsto garanzie diverse per la riforma della Carta da loro sottoscritta. In realtà, l’ atto fondante della Repubblica, qual è la Costituzione, non può essere modificato a colpi di maggioranza. Ma oltre il metodo, a suo avviso, sbagliato, c’è il merito. E qui D’Alema denuncia la malascrittura della Riforma, l’approssimazione della modifica di alcuni articoli e la pericolosità che potrebbe verificarsi, vincendo il Si, di trovarsi un uomo solo al comando. E’ il popolo che decide ed è sovrano, non le oligarchie. Allora il risultato potrebbe essere, secondo D’Alema, l’ingresso nella politica italiana del partito della Nazione, con i Verdini già pronti a bussare alla porta del potere. Già, il potere. Su questo terreno la denuncia dell’ex presidente del Consiglio è senza mezzi termini: sono i poteri forti, le banche, la Confindustria, i grandi giornali, la Rai, a sostenere l’arroganza del premier e la sua battaglia per il Si. Dunque la campagna elettorale per il referndum avanza tra accuse e stilettate. Sia da Zanetti che da D’Alema non sono venuti argomenti che inducono alla riflessione. Le ragioni della Riforma non vengono spiegate nel loro valore essenziale e si privilegia il terreno dello scontro e non del dialogo. Mancano quasi due mesi al 4 Dicembre. I colpi di scena non mancheranno. Politica e demagogia avranno ancora spazio. L’auspicio è che si abbandonino le battute ad effetto e si discuta seriamente nel merito con confronti di alto profilo che aiutino a capire quel cittadino che oggi è sostanzialmente confuso.
edito dal Quotidiano del Sud

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