Inizia bene il nuovo anno per l’Irpinia: in base alle rilevazioni emerse dall’ultimo report dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre sull’andamento del PIL (prodotto interno lordo), è previsto un incremento di +0.65% rispetto al 2025. Un trend positivo, in linea con quanto emerso negli ultimi sei anni (dal 2019 al 2025), in cui si è registrato un incoraggiante +4.57%. Se a livello regionale, nel 2025, lo sviluppo del nostro Paese è stato trainato principalmente dal Veneto (+0,66 per cento rispetto al 2024), per l’anno in corso si prevede che la locomotiva del Paese sarà l’Emilia Romagna (+0,86 sul 2025). Subito dopo notiamo il Lazio (+0,78), il Piemonte (+0,74), il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia (entrambe con il +0,73).
In coda alla graduatoria c’è la Sicilia con il +0,28 per cento, la Basilicata con il +0,25 e, maglia nera nazionale, la Calabria con il +0,24. Sempre in termini previsionali, quest’anno la crescita del Pil a livello provinciale più importante è prevista a Varese (+1 per cento). Seguono Bologna (+0,92), Reggio Emilia (+0,91), Biella (+0,90) e Ravenna (+0,89). Torna a farsi sentire il divario tra Nord e Sud, anche se il Mezzogiorno dovrebbe contare su una crescita molto positiva della Campania (in particolare a Caserta e Napoli, rispettivamente +0.76 e +0.75%). Il quadro regionale è completato da Benevento (+0.70%) e Salerno (+0.62%). Tra le 107 province monitorate in questa analisi, le uniche che parrebbero presentare una contrazione della crescita negativa rispetto al 2025 sono siciliane e sono: Enna (-0,02 per cento) e Ragusa (-0,05).
A livello nazionale emerge che, per l’anno in corso, il Pil supererà i 2.300 miliardi di euro, con un incremento di 66 miliardi, pari al +2,9 per cento rispetto al dato del 2025. In termini reali, invece, la crescita rispetto all’anno precedente dovrebbe attestarsi allo 0,7 per cento, sostenuta principalmente dalla ripresa dell’export (+1), dalla stabilità dei consumi delle famiglie (+0,6) e dei consumi della Pubblica Amministrazione (+0,5), mentre si registra un rallentamento degli investimenti (+0,7 per cento rispetto al +2,4 dell’anno appena concluso).



