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L’isola felice che non c’è

 

Ci vuole davvero un bel coraggio a definire l’Alta Irpinia un’isola felice. Se l’affermazione è finalizzata a recuperare un po’ di risorse pubbliche, ci può anche stare. In realtà, non è così. Se per isola felice si intende il silenzio che attraversa i comuni dell’interno, allora i dati di riferimento sono ben diversi dall’ottimismo di chi finge di non vedere. Perché ci sono almeno tre elementi che testimoniano con chiarezza che non di isola felice si tratta, ma di uno sfascio che la malapolitica ha generato. D’altra parte proprio chi si benda gli occhi è tra coloro che hanno determinato le condizioni di difficoltà che attraversa quel territorio. Il primo elemento di difficoltà riguarda l’emigrazione. Non è certo una novità che proprio dai comuni dell’alta irpinia il flusso emigratorio è senza sosta. I paesi sono senza più giovani. Questi vanno via perché la politica, autoreferenziale e clientelare, non è riuscita a dare risposte ai bisogni di occupazione. Le cifre dell’abbandono sono un bollettino di guerra. Con un fenomeno nuovo e diverso. I giovani, se ritornano, lo fanno per svendere quelle piccole proprietà che i loro genitori avevano accumulato facendo enormi sacrifici. E questa sarebbe l’isola felice? il secondo elemento di difficoltà: il fiume di droga che inonda questo territorio. Sempre più frequenti sono i viaggi di ritorno dalle piazze napoletane (Scampia, Secondigliano) o dall’agro nocerino- sarnese dove i ragazzi si riforniscono di droga. E’ un dato che testimonia la fragilità del tessuto sociale con tutte le conseguenze che questo comporta: dall’aumento di morti ammazzati per partite di stupefacenti tagliate male fino agli episodi recenti di criminalità con furti ed episodi di violenza personale. Si tratta di un fenomeno che suscita preoccupazione negli abitanti, ponendo un problema di sicurezza e di legalità, reso ancora più drammatico dopo la cancellazione dei cosiddetti tribunali minori. Anche in questo caso ombre fitte si addensano su quella che qualcuno dice essere l’isola felice. Infine c’è un terzo elemento, certamente non ultimo, nè secondario. Riguarda la difesa dell’ambiente. Due grandi questioni: l’invasione delle pale eoliche; il tentativo di sprofondare sottoterra in cerca di petrolio. Le battaglie portate avanti da comitati e associazioni denunciano, con chiarezza, che la politica su questo fronte è a dir poco arretrata. Come lo è stato per lo sviluppo industriale. Ricordate i tremila posti nelle aree industriali? Fatta qualche eccezione c’è crisi e deserto. Già, il progetto pilota: bella l’idea di barca, discutibile la gestione. Altro che isola felice.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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