Domani è il giorno della proclamazione a Città italiana della Cultura 2028. Per Mirabella Eclano, una delle dieci finaliste, sarà un giorno importante. La strada fatta finora è stata bella, entusiasmante e ha raggiunto l’obiettivo. Una piccola realtà, con una grande storia, rispetto alle altre nove città in gara per una competizione quasi impari. Però non è ancora detta l’ultima parola. Tra l’altro la cittadina che ha intitolato il suo dossier, presentato al ministero della Cultura, “l’Appia dei popoli” è l’unico a rappresentare la Campania.
“La nostra candidatura, però, non chiede attenzione perché bella da guardare – dice, infatti, Raffaella Rita D’Ambrosio, assessore alla Cultura di Mirabella Eclano – è qualcosa di più radicale: le aree interne possono essere laboratori culturali del futuro”. D’Ambrosio, infatti, sottolinea che quello che sta vivendo vivendo Mirabella appartiene a tutte le comunità.
“Se dovessimo vincere – aggiunge – lanceremmo un messaggio potente: la cultura non vive soltanto nei grandi centri urbani, ma anche nei territori segnati dall’Appia e da memorie antiche, come Aeclanum”.
Non più, quindi, una provincia ai piedi del mondo ma “una Irpinia che smetterebbe di essere percepita come periferia e tornerebbe a mostrarsi per ciò che è sempre stata: un crocevia di popoli e civiltà lungo l’Appia dei Popoli.E forse non è un caso che tra le finaliste emerga un filo storico che lega Etruschi, Romani e Appennino interno in una trama dove Mirabella occupa una posizione sorprendentemente centrale”.
“Ora non ci resta che attendere ma una cosa è già accaduta – conclude D’Ambrosio – : l’Italia ha guardato verso l’Appennino e da qui, da Mirabella, è partita una storia che parla a tutti”. Insomma, comunque vada sarà un successo.


