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L’omaggio a Montefusco dell’associazione Orizzonti. Del Sorbo: ora portiamo avanti i suoi progetti

“Avevo immaginato di tenere nel cassetto i progetti a cui stava lavorando Armando come si fa con i gioielli più preziosi. Poi, ho capito che sarebbe stato più giusto condividerli con la città e fare in modo che si traducessero in un impegno concreto”. E’ Geppino Del Sorbo, collaboratore storico di Armando Montefusco, a sottolineare la volontà di mantenere viva la sua eredità, a partire dagli studi studi a cui si stava dedicando, frutto di un lavoro durato 40 anni. L’occasione è offerta dall’incontro promosso dall’associazione Orizzonti, guidata dal preside Paolino Marotta, nella cornice del Carcere Borbonico. E’ il moderatore, il giornalista Paolo Matarazzo, a leggere l’intervento del direttore del Corriere Gianni Festa che ricorda come “Montefusco era di casa al Corriere dell’Irpinia, si interessava della vita di redazione, sempre pronto a proporre nuovi contributi che aggiungevano nuovi tasselli alla riscoperta della memoria della città. Si apprestava a pubblicare con il Corriere il sesto volume di quell’opera monumentale dedicata alla storia di Avellino e dell’Irpinia E’ stato un intellettuale innamorato di questa città e insieme un amico fraterno, che lascia un’eredità preziosa, che non può essere sprecata”.

Marotta ricorda con affetto “un protagonista delle iniziative dell’associazione, nostro socio onorario, instancabile, creativo, impegnato non solo nella ricerca ma anche nella divulgazione delle sue scoperte. Voleva che anche le nuove generazioni imparassero a conoscere la storia della città, che i ragazzi si riappropriassero delle radici. Abbiamo sentito il dovere di dedicargli questa serata, ringraziamo l’amministrazione provinciale per averci accolto negli spazi del Carcere Borbonico e l’amministrazione comunale per il patrocinio”. E rilancia la proposta, partita dalle pagine del Corriere, di intitolargli uno spazio urbano, dal parco del Fenestrelle allo spazio attiguo alla chiesa di San Nicola dei Greci. E’ il sindaco Gianluca Festa a promettere il proprio impegno perchè la città ricordi uno dei figli che più la ha amata. “E’ un progetto che vorrei realizzare prima della scadenza del mio mandato. Mi piacerebbe che fosse un luogo frequentato così che il suo nome continui a risuonare nella vita della città o che abbia rivestito un particolare significato per Montefusco. Il suo era un lavoro certosino per riscoprire, tassello dopo tassello, la storia della città. Avevamo cominciato con lui e con Geppino Del Sorbo un progetto di collaborazione per far conoscere i suoi filmati dedicati alla memoria di Avellino alle nuove generazioni. E’ un progetto che vogliamo riprendere. Avevo pensato, ad esempio, a un totem che trasmestesse queste immagini davanti alla Casina del Principe”.

Non nasconde la propria emozione il figlio di Armando, Sandro, che ringrazia il sindaco Festa per la disponibilità dimostrata e ricorda come “Mio padre non si fermava mai, spendeve le sue energie al servizio della città e ha trasmesso a noi figli la passione per la propria terra”. E’ Marotta a consegnare a lui e alla moglie Anita la targa dell’assocazione Orizzonti. Quindi è la storica Maria Grazia Cataldi a rendere omaggio all’amico e al ricercatore “con cui la collaborazione era costante, nell’ultimo mese mi aveva chiesto dei documenti perchè stava studiando le ville antiche della zona dei Pennini e gli avevo inviato alcune schede presenti in un censimento curato da alcuni architetti dell’Università di Napoli. Mi aveva ringraziato con la semplicità che lo contraddistingueva. Lo aveva incuriosito poi, nelle ultime settimane, il ritrovamento di una mappa in cui via Morelli e Silvati veniva indicata come via eterna e avevamo a lungo discusso del toponimo. Non potrò mai dimenticare, inoltre, le incursioni nelle diverse aree della città insieme ad Armando e Geppino come quella a palazzo Plantulli alla ricerca di ciò che restava della chiesa di San Paolo ed effettivamente trovammo in alcuni locali del palazzo un antico affresco”. Spiega come il suo essere biologo “gli aveva dato un metodo nella ricerca storica. Aveva offerto un contributo straordinario nel tracciare il percorso dei mulini dal colle Faliesi al Fenestrelle con tanto di tavole idrografiche e toponomastica. Era capace di spaziare da un argomento all’altro, portando avanti più ricerche contemporaneamente”

Enrico Cammino parte nella sua testimonianza dalla scommessa nata insieme ad un gruppo di amici di dare vita ad un sito di immagini che raccontasse la storia della città con pochissimi commenti “Nacque così – spiega Cammino – il sito avellinesi.it Erano tutti amici che provenivano da una formazione scientifica per poi dedicarsi all’ambito umanistico letterario come Franco Festa, docente di matematica, divenuto poi scrittore e lo stesso Armando che, pur essendo chimico, pubblicava opere di carattere storico. Un dato che restituisce il senso della multidimensionalità della cultura che in fondo è un’unica categoria, quella dell’impegno civile. Tante sono state in questi anni le testimonianze arrivate da tutta Italia. Volevamo restituire, attraverso le immagini, il senso dei cambiamenti della città, legati non solo a catastrofi o ancora a come il capoluogo avesse reagito alle grandi tragedie. Siamo partiti dall’idea che la città deve essere innanzitutto un luogo identitario, relazionale e funzionale a una comune appartenenza, dalla volontà di resistere all’oblio che trasmettono i non luoghi”

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