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Il Sud con il voto referendario ha parlato. Ora la politica ascolti

di Franco Fiordellisi

Il voto referendario ha prodotto un dato politico che va ben oltre il merito del quesito: il Sud ha inciso, ha orientato, ha deciso. In questo quadro, la Campania e l’Irpinia hanno avuto un ruolo rilevante. Non è una semplice fotografia elettorale, ma un segnale politico che interroga l’intero sistema di rappresentanza.Per troppo tempo il Mezzogiorno è stato raccontato come problema: assistenzialismo, arretratezza, clientelismo. Il voto dice altro. Dice che esiste un Sud che partecipa e giudica. E che territori come l’Irpinia sono pienamente dentro la dinamica democratica del Paese.In Campania, e in modo significativo a Napoli e in Irpinia, si registra una partecipazione importante e una prevalenza del No che non può essere liquidata superficialmente. L’Irpinia restituisce una fotografia complessa: accanto a un orientamento netto emergono comuni piccoli dove ha prevalso il Sì o dove il risultato è stato in equilibrio. Non è una contraddizione, ma il segno di una società civile viva e attiva.Alcuni politici-editorialisti di destra hanno liquidato il voto parlando di condizionamenti, ignoranza o clientelismo. È una lettura sbagliata e miserevole. In diversi contesti di comuni più “fragili” come nel Vallo di Lauro ha prevalso il Sì: questo dovrebbe far riflettere a soloni che parlano di garantismo ma perdono di vista la legalità e la partecipazione civica. Non siamo di fronte a un episodio isolato, perché anche in Calabria si sono registrati fenomeni simili, dentro difficoltà evidenti – spopolamento, invecchiamento, fragilità economica –emerge una società più consapevole. Il Sud non è uscito dalla politica: è stato lasciato senza una proposta credibile.Qui sta il nodo. Il voto non è una delega ma una domanda aperta. Chi rappresenta oggi il Sud? Chi rappresenta davvero Campania e Irpinia? La destra ha raccolto consenso senza visione, l’opposizione ha smesso di investire su questi territori con parole chiare e fatti concreti.Nel frattempo lo Stato ha agito senza continuità: risorse frammentate, politiche senza governance. In Irpinia questo significa servizi che arretrano, lavoro povero, giovani che partono. Non è un destino, ma il prodotto di scelte. Il voto rompe questa inerzia e riporta il Sud nel conflitto democratico, mentre il governo discute ancora di scelte divisive come l’autonomia differenziata,Attenzione: il voto al No non è giustizialismo ma equilibrio. Quando si tocca la Costituzione, i cittadini; anche del Sud, in Campania e in Irpinia, reagiscono con prudenza, difendendo la Costituzione che tutela tutte e tutti. .Per questo il passaggio è decisivo. Questo voto può aprire una nuova stagione o disperdersi. Servono scelte chiare: lavoro stabile, sanità pubblica, scuola e servizi nei comuni. In Campania e in Irpinia significa tenere insieme sviluppo, ambiente e diritti.Serve uno Stato presente, capace di accompagnare i territori. Perché proprio in realtà come l’Irpinia si misura la tenuta democratica del Paese. Il Sud chiede di contare e la politica ora deve scegliere: ascoltare o continuare a non vedere

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