– di Geffe –
A conclusione di una giornata intensa, Roberto Fico, governatore della Campania, con il viso visibilmente stanco, ha illustrato il piano della sanità, soffermandosi su tre aspetti fondamentali: casa di comunità, medicina territoriale, prevenzione. All’ospedale ha riservato il ruolo di eccellenza.
Ha parlato ai tanti camici bianchi, come si dice, a cuore aperto. Merito, competenza, dedizione dovranno accompagnare la sanità in Campania. Tutto bene e tutto meritevole di grande attenzione.
Entrando nell’aula magna del Moscati, sia pure zoppicando, molte persone mi hanno chiesto se avessi visto l’ex direttore generale del Moscati, il dott. Pino Rosato. Qualcuno, amareggiato per la probabile assenza del professionista molto amato non solo dai suoi pazienti, mi ha fatto notare che proprio Rosato era stato il protagonista della nascita del Moscati, del suo straordinario impegno nella fase più delicata dell’avvio dell’ospedale e delle innovazioni introdotte nella conduzione dell’eccellenza sanitaria nel Mezzogiorno.
E forse proprio per questo i Democratici gli avevano riservato un posto di rilievo nella politica sanitaria irpina.
Tutto questo, ed altro ancora, gli era stato riconosciuto – ha ricordato un camice bianco di tutto rispetto – recentemente da un alto prelato del Vaticano, in un confronto a favore degli anziani.
Insomma, girando lo sguardo nell’aula affollata, non solo io, ma molti volevano sapere da me, che amico di Rosato lo sono da una vita, dove egli fosse e perché non fosse presente.
Non posso rispondere alla domanda dei tanti. Penso però che spesso le verità vissute con perseveranza e orgoglio si tenti di cancellarle. Forse perché sono ingombranti.
E se Pino Rosato si fosse nascosto tra la grande partecipazione, aspettando Fico?
Che dire? Sono le piccole cose che, purtroppo, fanno rumore in questo mondo capovolto.


