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La improvvida sortita di Renzi, che ha accusato il premier Conte addirittura di aver violato la Costituzione, ha fatto registrare un brusco innalzamento della tensione politica. E le sue parole in libertà sui morti di Bergamo e Brescia – che, se fossero sopravvissuti, sarebbero stati favorevoli alla  riapertura – hanno dato la misura della sua disinvoltura. Quella mossa è stata un assist a Salvini e alla Meloni per una duplice manovra. Da un lato, incanalare in una offensiva politica contro l’attuale premier i loro altalenanti scrupoli costituzionali. Dall’altro, ottenere una maggiore platea di ascolto, dopo il sit-in di FdI davanti palazzo Chigi e il presidio della Lega in Parlamento. Insufficienti a placare l’astinenza da apparizioni dei leader. E non condivisi da Fi.

Nel nostro Paese, le parole in libertà di un ex Presidente del Consiglio, di un ex Vice-Presidente e di una ex ministra possono forse non essere ai primi posti dell’attenzione di una opinione pubblica sofferente e distratta. Tuttavia, l’accusa di aver violato la Costituzione, in una nazione democratica, è la più grave tra tutte quelle possibili per un governante. E nel caso specifico avanzata in maniera imprudente e strumentale. Infatti, il terzetto sembra aver dimenticato che vi è stata, da febbraio, la dichiarazione dello stato di emergenza – avallata dalla Corte costituzionale – con la ovvia assunzione, da parte dell’esecutivo, della responsabilità di adottare anche “ogni ulteriore provvedimento” necessario per tutelare la vita e la salute pubblica. Del resto, il dover fronteggiare una situazione senza precedenti ed estremamente mutevole esigeva tempestività e flessibilità nelle scelte. Incompatibili con un puntuale, preventivo esame del Parlamento. Perciò, l’accusa di violazione di norme della Costituzione è apparsa infondata e risibile. E lo sanno benissimo anche  i componenti dell’intrepido terzetto! Essi non hanno fatto seguire, alle loro parole, alcuna  concreta iniziativa formale. Tutt’al più, se le loro lamentele fossero state fatte in buona fede, avrebbero potuto costituire materia di confronto politico nella prospettiva – condivisa del resto anche da Conte – di migliorare la comunicazione tra l’esecutivo e il Parlamento. Poi va da sè che l’interlocuzione parlamentare può tanto più essere autorevolmente rivendicata quanto più le Camere riescano a svolgere un ruolo efficace di proposta e di controllo. E da questi leader, in Parlamento, non sono venute  idee memorabili! Insomma, la strumentalità delle iniziative, per ora convergenti, di Renzi, Salvini e Meloni è apparsa chiara. Ma anche la loro enorme superficialità e una totale irresponsabilità politica. Superficialità, perchè il terreno degli equilibri costituzionali – quello cioè delle cosiddette regole del gioco – è delicatissimo. E dovrebbe indurre ad estrema cautela chi vi si avventura con troppa facilità. Tali accuse espongono le nostre istituzioni a pericolose cadute di credibilità. E insinuano pericolose fratture fra di esse e i cittadini. Soprattutto, quelle parole in libertà – in un momento in cui tanti italiani muoiono o soffrono –  costituiscono un atto di irresponsabilità politica insopportabile! Scatenare vuote polemiche per mediocri interessi di bottega, inventare o acuire divisioni tra esponenti e tra forze politiche significa introdurre ulteriori spaccature nel tessuto del Paese. Esso già appare difficile da tenere insieme. Protagonismi anarcoidi come quelli di alcuni governatori, refrattari ad uniformarsi alle decisioni del governo. O disallineati rispetto ad esse per ragioni di schieramento. Gelosie di alcuni sindaci, restii a cedere – nonostante le circostanze – quote di potere istituzionale.

Infine, quale credibilità hanno Salvini e Renzi quando si ergono a difensori della Costituzione?  Il primo, non molti mesi fa aveva chiesto pieni poteri! Cioè la cosa più lontana che vi sia dallo spirito e dalla norma della Costituzione. Il secondo aveva proposto delle modifiche costituzionali, sonoramente bocciate dagli italiani nel 2016. Esse avrebbero stravolto l’attuale modello equilibrato solo per rendere lui, allora premier, più forte e senza ostacoli. Insomma, una specie di padrone del vapore!

di Erio Matteo

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