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Minoranza e consiglieri Pd invocano l’azzeramento della giunta. Ambrosone si dimette da capogruppo: crisi politica

 

Azzeramento della giunta, dimissioni "serie" del sindaco e ricominciare per il bene della città.
E’ la richiesta che pongono sul tavolo, non solo i consiglieri di minoranza del Comune di Avellino, a partire dall’onorevole Giancarlo Giordano, ma anche i membri della maggioranza che fanno riferimento al presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio.
Se il capogruppo Dino Preziosi ribadisce come più volte aveva sollecitato al necessità di maggiore legalità, ricordando il caso abusivi, la consigliera Nadia Arace ricorda invita al sindaco a domandarsi il perché, eletta tra i banchi della maggioranza, ha preferito passare in minoranza, e il consigliere Alberto Bilotta invita a tornare il voto, i consiglieri Pd Salvatore Cucciniello, Francesca Di Iorio, Francesca Medugnoe Massimiliano Miro vanno giù duro e presentano all’aula il loro documento politico.

Per i consiglieri poco centra la vicenda Acs, dicendosi tutti garantisti fino all’ultimo grado di giudizio, ma la stessa rappresenta solo l’ennesima riprova di un’amministrazione che non riesce ad onorare il suo ruolo.
Sullo sfondo le dimissioni di Enza Ambrosone da capogruppo del Pd, carica assunta pochissimi mesi fa dopo la riununcia di Ida Grella.
Dinanzi alle continue spaccature del gruppo, anche la Ambrosone ha gettato la spugna dichiarando preso atto che "una maggioranza non esiste più".
Nelle more la riunione di gruppo che la Ambrosone aveva convocato poche ore prima del Consiglio Comunale e alla quale si sono registrate più assenze che presenze.

Di seguito il testo integrale del documento politico dei quattro membri della maggioranza:

Talvolta la vita di una comunità è segnata da momenti significativi, che possono rappresentare lo spartiacque tra un prima e un dopo. Probabilmente oggi siamo giunti ad uno snodo importante, che dovrebbe chiarire definitivamente molte posizioni e portare noi tutti a prendere delle decisioni di cui dovremo rendere conto alla nostra città.
Abbiamo letto molte cose in questi giorni. Cronaca giudiziaria, certo, ma anche molte dichiarazioni interessanti di altro genere. Alcune persone che spesso dispensavano bacchettate e pillole di saggezza però – stranamente – inizialmente hanno taciuto: questo ha fatto bene perché ha permesso riflessioni più serene, libere dai teppismi dialettici di qualche ultrà. Nelle ultime ore sono riprese le lezioncine e, per l’ennesima volta, ciò che voleva essere originale è diventato, come sempre, surreale.
Con questo documento vogliamo rivolgerci soprattutto al Sindaco, a Paolo Foti, all’uomo che, tre anni fa, molti tra quelli che siedono alla sinistra della presidenza hanno contribuito ad eleggere con il loro impegno e con il consenso che hanno ricevuto.
Abbiamo letto di una presunta “barbarie politica”, di “polemiche pelose” perché molti consiglieri si sono chiesti se i controlli sulle attività degli uffici sono stati adeguati. Chi è che deve controllare le partecipate del comune di Avellino? La risposta è semplice: il sindaco e i dirigenti comunali.
Foti ha affermato che il controllo è soprattutto politico. Siamo d’accordo, ma se il controllo è politico nessuno si è accorto che l’azienda è stata utilizzata per scopi di propaganda elettorale? Nessuno ha visto e ha notato qualcosa?
Indubbiamente l’ACS questa amministrazione l’ha ereditata, ma visto che si intendeva far diventare questo un “palazzo di vetro”, forse un controllo più serrato, più approfondito andava fatto.
Per noi però il problema non è solo e non tanto quello che emergerà dall’inchiesta giudiziaria, ma il contesto a tinte più che fosche che già ora è possibile tratteggiare grazie a quell’indagine.
Le parole del procuratore Cantelmo ci richiamano ad una responsabilità politica. Chi amministra oggi Avellino deve rispondere subito e con forza ad una domanda di trasparenza e di legalità che viene prima di tutto dai nostri concittadini.
La città onesta si chiede: “E’ accettabile che, nell’anno 2015, qualcuno chieda al presidente di una società partecipata un impegno totale e pressante per fare voti durante una difficile campagna elettorale? E’ accettabile che lo stesso presidente risponda in quel modo che abbiamo letto?”. E noi cosa rispondiamo? Che tutti i controlli burocratici sono stati fatti e che non abbiamo responsabilità penali?
Mentre la gente ci indica la luna, possiamo indugiare a commentare se il dito è più o meno sporco, se le unghie sono state tagliate bene o se il colore dello smalto è quello più giusto?
Noi crediamo che questa amministrazione debba prendere atto che più di qualcosa si è rotto nel rapporto con la città.
Questa maggioranza, in primis il Partito Democratico, deve ricostruire quel legame lacerato. Tutti quanti noi dobbiamo essere consapevoli del fatto che è finita un’epoca e che quel mondo che fu non è stato mandato in soffitta da salvifiche rivoluzioni, da un’opera giusta e necessaria di rinnovamento e di pulizia, da quella discontinuità tanto proclamata quanto irrealizzata, ma dall’azione della Procura della Repubblica di Avellino.
Le nostre critiche all’operato del Sindaco e delle varie giunte che si sono susseguite non sono nate con la pubblicazione dei primi atti dell’inchiesta e delle sconcertanti intercettazioni che abbiamo letto, ma da tanto, troppo tempo.
Noi abbiamo provato ad incalzare sui problemi e a chiedere condivisione delle decisioni, ma abbiamo sempre trovato un muro: forse oggi cominciamo a capire il perché!
Nell’attività di controllo che noi chiediamo di potenziare, venti occhi e venti orecchie non sono meglio di due o quattro? Se questa città doveva percepire il senso di una svolta, la sostituzione del manager può bastare?
Crediamo che si debba mettere un punto e a capo.
L’ onestà personale di Paolo Foti non è in discussione, la sua autonomia politica sì. Chiediamo all’uomo e al Sindaco un atto di coraggio vero, l’ultimo possibile.
Solo qualche giorno fa la così detta “apertura alle opposizioni” è stata brandita come una minaccia nei confronti dei consiglieri che non votano a prescindere, che vogliono discutere prima di alzare la mano, che sono stati indicati come “dissidenti”. Più o meno nello stesso periodo altri intimavano ad alcuni di noi un “prendere o lasciare” nell’accettazione di un regolamento interno, quello che abbiamo battezzato “il patto di Monserrato”. Anche quella era una clava che qualcuno faceva, vanamente e ridicolmente, roteare nell’aria fritta.
Ma la cosa veramente sconcertante è stata il dover prendere atto che in alcuni consiglieri di questa maggioranza non vi è ancora la consapevolezza che continuare ad amministrare in questo modo, in un contesto caratterizzato dalla mancanza di trasparenza e da comportamenti politicamente immorali e inaccettabili, non significa essere “responsabili”, ma al contrario, vuol dire non cogliere la necessità di una svolta ormai improrogabile.
Chi resta immobile, incurante di questa situazione, della crescente sfiducia nei nostri confronti, a breve non potrà più confrontarsi con le tante persone oneste che ancora sperano in noi. A quel punto essere spinti fuori da un gruppo e persino da questa maggioranza significherebbe poter guadagnare una boccata d’aria fresca, riprendere a fare politica e a dialogare senza imbarazzi con la città. Non si continui quindi a minacciare qualcosa che, viste le condizioni in cui ci ritroviamo, non solo non ci spaventa, ma diventa per noi ogni giorno sempre più l’unica via percorribile. Certo, sarebbe ridicolo se in un contesto nazionale e locale che ben conosciamo, ad essere spinti fuori siano persone perbene che intendono accogliere l’invito del procuratore Cantelmo e liberare finalmente Avellino dalle troppe incrostazioni che la soffocano, ma tant’è: la storia ci insegna che la farsa può diventare tragedia.
Noi però vogliamo bene ad Avellino e vogliamo bene anche al partito di cui siamo militanti o elettori e ci ostiniamo a non arrenderci, nonostante tutto.
Abbiamo solo due anni di tempo per provare a ricostruire la fiducia nelle istituzioni di questo comune e le nostre proposte per farlo sono queste:
1. Azzeramento delle cariche istituzionali
2. Nomina di una giunta di altissimo profilo nella quale entrino tutte le forze politiche e le sensibilità rappresentate in questo consiglio comunale che concordino su di un programma serio e fattibile di fine mandato.
3. Noi auspichiamo una “giunta dei migliori”, ma se le opposizioni decidessero di non voler condividere questa responsabilità, si assegnino loro le presidenze di tutte le commissioni per favorirne l’azione di controllo.
Non vogliamo dare ultimatum, ma se il sindaco, se la maggioranza della maggioranza dovessero decidere di continuare a tenere la testa sotto la sabbia o, peggio ancora, a voler difendere l’ultimo fortino assediato di qualcuno, le nostre scelte saranno conseguenti. Saremmo costretti a lasciare campo libero ai consiglieri “responsabili” della situazione attuale: ne rispondano loro, se possono, alla città.
 

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