Questa mattina, presso l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Industriale Amatucci, si è svolto un convegno di particolare rilievo culturale, che ha visto protagonisti gli studenti della scuola insieme a ospiti del mondo della letteratura e del giornalismo. Al centro dell’incontro, la presentazione del libro di Rosa Mannetta, Miti infranti, un’opera che si muove con decisione nel territorio della poesia civile e del racconto umano. Accanto all’autrice erano presenti i giornalisti Tiziana Urciuoli e Fiore Carullo, che hanno guidato il confronto con sensibilità e attenzione, favorendo un dialogo autentico tra testo, autrice e giovani lettori. La poesia di Rosa Mannetta è una poesia forte, reale, che non cerca mediazioni né consolazioni. Affronta le grandi tematiche della vita senza filtri, guardando in faccia le fragilità, le contraddizioni, le difficoltà dell’esistenza quotidiana. In Miti infranti la parola poetica si intreccia alla narrazione di storie concrete: personaggi come Antonio, Claudio, Giulio, Igor, Elio diventano voci di un’umanità spesso invisibile, segnata da contesti duri e da scelte obbligate. È una realtà che non giudica, ma espone. L’autrice pone davanti al lettore ciò che osserva, ciò che analizza, ciò che vede. Il giudizio, se mai, resta un atto libero e personale, affidato interamente a chi legge. Il libro, una volta nelle mani del lettore, diventa spazio autonomo di riflessione, coscienza e responsabilità. Il Mezzogiorno, con le sue ferite aperte – la desertificazione sociale, la precarietà del lavoro, l’emigrazione forzata di intere generazioni – è uno degli sfondi più significativi dell’opera. È il Sud di chi ha tentato di restare, di resistere, o di reinventarsi altrove, portando con sé il peso e la memoria delle proprie origini. Un plauso particolare va agli studenti dell’Istituto Amatucci, che hanno partecipato con grande maturità e sensibilità, dimostrando attenzione, curiosità e profonda capacità di ascolto. Fondamentale il contributo della vicepreside e della professoressa Stefania Di Nardo, che hanno saputo valorizzare il momento come autentica esperienza formativa. Durante l’incontro, i ragazzi hanno letto alcune poesie, entrando in risonanza con i temi proposti. Ne è nata un’ora intensa, densa di significato, in cui l’insegnamento si è trasformato soprattutto in ascolto reciproco. Ascolto dei giovani, delle loro domande, delle loro aspettative, del loro desiderio di migliorare e di costruire il futuro. Per questo, la giornata all’Amatucci si è rivelata non solo un evento culturale, ma un vero spazio di crescita collettiva. Ai giovani, alle nuove generazioni, è necessario rivolgersi se si vogliono ottenere risultati duraturi e profondi. Un complimento sincero va dunque a Rosa Mannetta, autrice di un libro intenso, coinvolgente, capace di raccontare la complessità della vita contemporanea con chiarezza, lealtà e senza infingimenti. Un saluto affettuoso al corpo docente dell’Istituto Amatucci, agli studenti e a tutti coloro che hanno reso possibile un momento di autentica interazione letteraria. A margine, una riflessione sul testo poetico Sabiango: una poesia chiara e cruda, che per asprezza espressiva richiama, se guardiamo al Medioevo, la voce dissacrante di Cecco Angiolieri; se invece volgiamo lo sguardo al Novecento, non possiamo non pensare alle borgate romane raccontate con acume e intelligenza poetica da Pier Paolo Pasolini. Letteratura che interroga, che disturba, che non assolve: ed è proprio in questo che risiede la sua forza più autentica.
Fiore Carullo


