Si sono appena confrontati-scontrati a distanza, il sindaco Salvatore Carratù e l’ex primo cittadino, attuale capo di uno dei gruppi di opposizione, Girolamo Giaquinto. Quest’ultimo torna alla carica, nel rispondere alle parole di Carratù.
Giaquinto dice: «Io non parlo da ex sindaco, ma da consigliere comunale eletto dai cittadini: è questo il mio ruolo istituzionale, ed è in forza di esso che intervengo, senza bisogno del Suo permesso.
Lei – rivolto al sindaco – trasforma ogni confronto in un attacco personale, evocando la mia esperienza passata come se fosse un fantasma da agitare a convenienza. Ma quella storia politica rappresenta una scelta della comunità che lei non può denigrare.
Quando poi si abbandona a discorsi sulle “poltrone”, Le ricordo che Lei in passato ha occupato la poltrona del Consiglio di Amministrazione dell’Alto Calore. Mi chiedo: quella poltrona chi gliel’ha data, se non il Suo partito? La differenza è semplice: io non rivendico sedie o incarichi, ma svolgo il mio ruolo di consigliere comunale, rappresentando una parte dei cittadini di Montoro.
Caro Sindaco, non si fugge davanti a un voto. Anche quando non è vincolante, il voto è il segno più alto di rispetto verso i cittadini. Rinunciarvi significa voltare le spalle a Montoro. Abbandonare l’aula equivale a dire che la voce dei cittadini non conta.
Lei sostiene che il voto non avrebbe cambiato le tariffe. Forse, ma avrebbe avuto un valore politico forte: una battaglia condotta fino in fondo, un atto di dignità verso chi paga bollette sempre più care. Lei ha scelto di non combattere, ed è questo che la condanna agli occhi dei cittadini.
E mentre Montoro si indigna per il Suo silenzio, oggi i Suoi riferimenti regionali rinviano gli aumenti a dopo le elezioni, giocando sulla pelle degli irpini e dei montoresi».


