Una poesia per raccontare il dramma delle morti sul lavoro e provare a scuotere le coscienze. “Muòrt’ r’ fatìa” (Morti di lavoro) è il titolo della raccolta di poesie, curata da Giovanni Famiglietti, presentata al Circolo della Stampa di Avellino. L’autore, da tempo impegnato su tematiche sociali con poesie e scritti in dialetto aquiloniese, ha avvertito l’esigenza di accendere i riflettori sulle cosiddette morti bianche, “tragedie quotidiane che ormai si ripetono quasi nell’indifferenza generale. Passati infatti lo sgomento e l’indignazione del momento, tutto torna rapidamente alla normalità”.
Le poesie, brevi ma dirette e taglienti, rappresentano un grido di dolore, ma anche un invito forte e sentito ad alzare la voce e a farsi sentire “anche per sensibilizzare la politica e le istituzioni. Sul mondo del lavoro – continua Famiglietti – non c’è spesso la necessaria attenzione, e una poesia può davvero arrivare al cuore e alla mente delle persone”. Ogni poesia, composta rigorosamente nel dialetto del suo paese di origine, è tradotta in italiano, in modo da poter essere compresa da tutti fino in fondo. “Scrivo da sempre nel dialetto di Aquilonia per difendere e valorizzare le mie radici, ma anche per promuovere i dialetti di tutto il mondo, che sono un naturale collegamento con il passato e la nostra storia. Per non far morire i dialetti – osserva Famiglietti – bisogna diffonderli e farli conoscere oltre i confini del paese o della città di provenienza”. Da sempre impegnato nel sociale, Famiglietti ha scritto poesie dedicate ai temi dell’amore, dell’emigrazione e dell’immigrazione. “Attraverso le mie poesie, ho sempre cercato di raccontare i temi trattati da tutte le possibili angolature. Sono convinto – conclude – che la poesia sia uno strumento potentissimo per rappresentare e condividere idee ed emozioni”.




