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Moscati, c’è un caso sospetto di West Nile

Un ultraottantenne è stato ricoverato all’ospedale “Moscati” di Avellino per sospetta infezione da West Nile. I laboratori del reparto di malattie infettive stanno svolgendo una serie di ulteriori test dopo che quelli effettuati subito dopo l’arrivo in ospedale avevano dato esiti discordanti. Il paziente è un ultraottantenne residente in provincia di Napoli con patologie pregresse derivanti dall’età.

Intanto il governo è pronto a riferire alle Camere sulle infezioni da West Nile Virus (WNV) che da inizio anno hanno provocato otto morti. Sara’, spiegano fonti parlamentari, il ministro della Sanita’, Orazio Schillaci, a riferire in Commissione martedi’ prossimo a Palazzo Madama. La richiesta, avanzata dal Pd, e’ arrivata nell’ultima riunione dei Capigruppo al Senato.

Salgono a 92 in Italia i casi confermati di infezione da West Nile Virus nell’uomo rispetto ai 32 confermati nel precedente bollettino del 24 luglio, con otto decessi. Lo afferma il terzo bollettino della sorveglianza pubblicato oggi dall’Iss.

Tra i casi confermati dall’inizio della sorveglianza al 30 luglio 40 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (2 Piemonte, 1 Lombardia, 3 Veneto, 1 Emilia-Romagna, 26 Lazio, 10 Campania), 2 casi asintomatici identificati in donatori di sangue (1 Veneto, 1 Campania), 46 casi di febbre (1 Lombardia, 5 Veneto, 35 Lazio, 4 Campania, 1 Sardegna) e 1 caso asintomatico (1 Campania).

Sono stati notificati 8 decessi (1 Piemonte, 2 Lazio, 5 Campania). La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive finora segnalate, è pari al 20% (nel 2018 20%, nel 2024 14%).

Salgono a 31 le Province con dimostrata circolazione del virus appartenenti a 10 Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia e Sardegna.

Nel 2024 ci sono stati 484 casi (266 nella forma neuro invasiva), con 36 decessi. Nel 2023 i casi notificati sono stati 394 (195 nella forma neuroinvasiva), con 32 decessi. Il 2022 è l’anno in cui ci sono stati più casi dall’inizio della sorveglianza, 728 (330 nella forma neuroinvasiva) con 51 decessi.

Le raccomandazioni della Società Italiana d’Igiene

“La diffusione del West Nile virus e il numero di casi umani registrati in queste settimane estive del 2025 è in linea con gli anni precedenti, per cui non vi è nessun segnale di allarme”. Lo afferma Enrico Di Rosa, presidente della Società Italiana d’Igiene (SItI) che ricorda come “in Italia, inoltre, la circolazione del virus West Nile, e i conseguenti casi in ambito veterinario e umano, non sono una novità. Il Piano Nazionale Arbovirosi 2020-2025, elaborato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, prevede infatti una sorveglianza specifica per la patologia, in particolare nel periodo di massima presenza del vettore, tra maggio e novembre, con un approccio integrato tra Sanità umana e veterinaria ‘One Health’”.

“Come noto – prosegue Di Rosa – , nella maggior parte dei casi, l’infezione è asintomatica (80%) o paucisintomatica (20%), mentre nell’1% dei casi può insorgere una sintomatologia neurologica e, in circa 1 caso su 1000, un’encefalite, con forme neuroinvasive, dove i soggetti anziani e immunodepressi o con comorbidità sono i più colpiti. Attualmente non esiste né una terapia specifica né un vaccino preventivo.

È essenziale, pertanto, proteggere i soggetti più vulnerabili raccomandando l’utilizzo di repellenti e vestiti il più possibile coprenti quando si trascorrono ore all’aperto, dotarsi di zanzariere a livello domestico e, per coloro che hanno piante e giardini, evitare ristagni d’acqua e l’eventuale utilizzo di prodotti larvicidi. In Italia, storicamente, la maggior parte dei casi si riscontra nel Nord Italia, in particolare nell’area del Delta del Po.

Tuttavia, come si evince dal Bollettino Nazionale Sorveglianza Integrata del West Nile e Usutu virus del 31 luglio 2025, rilasciato in data odierna, in queste settimane sono stati registrati alcuni casi, anche severi, tra Lazio e Campania che hanno portato ad una rapida attivazione delle Regioni, ASL e Amministrazioni comunali per interventi straordinari di disinfestazione e per assicurare la sicurezza di donazioni di sangue, organi e tessuti attraverso test NAT molecolari”.

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