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Napodano, l’incompiutezza come consapevolezza della necessità di aprirsi all’altro

Creare un mondo nuovo, ricostruendo il senso di comunità, a partire dai legami tra i soggetti, dal dialogo che diventa metodo filosofico e prassi quotidiana. E’ una delle sfide lanciate dalla dirigente scolastica Mirella Napodano ne “Il demone dell’incompiuto”, Terebinto, presentato questo pomeriggio al Circolo della stampa nel corso di un incontro, moderato da Gianluca Amatucci e introdotto dalla poetessa Rossella Tempesta. “Il demone dell’incompiuto – spiega il professore Giuseppe Limone – è quella tensione che non è mai compiuta ed è sempre in atto verso ciò che deve accadere. E’ l’isola che non c’è, come canta Bennato, che è dentro di noi,. E’ una tensione che ci dà il senso dell’incompiuto e del compiuto, ci dà una direzione. Di qui l’invito a dare un significato alla propria vita insieme agli altri”. E ricorda come questo libro abbia il pregio di “Cogliere il segno dei tempi, che significa perfetta armonia tra ciò che il Vangelo dice e ciò che sta accadendo”

Il preside Giovanni Sasso pone l’accento su un demone che “è consapevolezza del proprio limite. E’ un demone di tipo socratico che non è una volontà di potenza, non è una libido, non è una volontà come quella di Schopenauer cieca e irrazionale ma una forza che ci spinge ad andare oltre, ad essere consapevole delle proprie possibilità, per superare il limite. Tutto questo in relazione a una vita che aderisca alla realtà e sia autentica, alla consapevolezza che la scienza è incompiuta dobbiamo unire la capacità di custodire una pace interiore, una armonia recondita, liberandoci di quel padrone che troviamo sempre nella nostra vita. A scaturirne è un ethos psicosociale legato al riconoscimento dell’altro, alla volontà di dialogare sempre con chi è diverso da noi”. Il vicario don Pasquale Iannuzzo ricorda che “l’incompletezza non è un limite ma una chiamata alla rinascita. I giovani devono fare i conti con un disagio che è ricerca di un senso perduto, di fronte a un vecchio mondo che è crollato, senza che sia nato il nuovo. Possiamo immaginare un nuovo modo di essere umani, il disagio diventa così soggettività che vuole nascere in modo nuovo. Siamo chiamati ad allearci col demone incompiuto per trasformare il disagio in cammino”

Mirella Napodano ricorda come “Di situazioni incompiute  è satura la vita umana: progetti artistici e scientifici iniziati e poi abbandonati; percorsi personali e lavorativi lasciati a metà. In filosofia l’incompiutezza dell’uomo e del mondo non è solo la categoria che rivela una mancanza ma la traccia primaria di una condizione esistenziale collegata alla caducità della natura umana. Ecco perchè l’incompiutezza si apre alla reciprocità, alla consapevolezza di non bastare a sè stessi, di aver bisogno del punto di vista altrui per vedere oltre il nostro orizzonte. E’ questa la posizione dei filosofi del dialogo come Buber e Levinas che considerano la cooperazione emotiva fra i dialoganti l’elemento essenziale nella ricerca della verità, intesa come frutto del confronto con il volto dell’altro e di una relazionalità aperta ed accogliente che renda significativo il rapporto Io, Tu, noi”. Un percorso che attraversa la musica, il diritto alla cura, la costruzione della pace, la fede e il mito, testimoniato dal metodo di filosofia Creature variopinte che esplora l’emozione della meraviglia come sorgente della coscienza per ribadire l’importanza di valorizzare talenti nascosti nelle loro esistenze sbagliate. Napodano sceglie di partire  dall’utopia che ha sempre coltivato, dalla necessità di coltivare la speranza “Oggi è necessaria una filosofia delle emozioni in cui razionalità e sentimento non sono più separati, di qui la necessità  di fare filosofia nel quotidiano, di credere tutti nel sogno della pace per realizzarla. L’antropologia filosofica dimostra a chiare lettere che parole, idee relazioni possono cambiare il mondo, la sua storia, il suo destino. Ed è un processo quotidiano che si svolge sommessamente davanti ai nostri occhi, senza far rumore, ma di cui dobbiamo avvertire tutta l’incombente responsabilità, specie in tempi difficili come quelli che stiamo attraversando. Per questo occorre dare voce a chi non ha voce, secondo la perenne lezione di don Milani”

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Floriana Guerriero

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