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Nel segno di Giona, Baldassarre e il viaggio dell’umanità al di là dell’effimero

Si fa tentativo di ripercorrere la terribile stagione dell’emergenza pandemica, andando al di là del già detto, alzando lo sguardo al significato più profondo di un’esperienza di sofferenza e paura il saggio di Mario Baldassarre “Nel segno di Giona”, edito da Delta 3. Un diario che si fa riflessione sull’uomo, a partire dai valori di solidarietà e fratellanza calpestati in nome di uno sfrenato individualismo, di quell’armonia tra gli esseri del creato distrutta dagli istinti di potere e dalla sere di danaro. Lo sottolinea molto bene Domenico Pisano nella prefazione “Ridotta a vuota retorica, l’humanitas si è smarrita tra i labirinti dell’io e del denaro: ha urlato il proprio abbandono e mostrato ferite profonde. Inascoltata e sconosciuta, immolata sull’altare profano della indifferenza, vaga tra macerie morali e crisi interiori. Le date, i luoghi, i destinatari assumono una nuova valenza, quella di tappe di un viaggio, appunto, che l’autore compie con adesione”. Un viaggio che i fa tentativo di comprendere il senso del percorso terreno e il proprio ruolo nell’universo, in una forte dimensione spirituale e teologica “Di qui l’importanza dell’autore di rivolgersi  agli altri, Di trovare in un dialogo la possibilità di confidenza, di una confessione, di una conoscenza. L’altro quale prossimo e vicino, non diverso e lontano, Gli alunni sono i suoi interlocutori privilegiati, ai quali affidare valori e futuro. Da loto sembra che Baldassarre impari la vita stessa nelle varie fasi di trasformazione”.

Dalla conta dei caduti alle speranze legate ai vaccini fino all’interruzione delle attività didattiche e all’esperienza della Dad, Baldassare ricostruisce gli sconvolgimenti imposti dalla pandemia alle nostre esistenze, sconvolgimenti che sono sempre accompagnati dalla speranza poichè “Il dolore, se condiviso, potrà renderci migliori. Una speranza che cerca di trasmettere agli alunni, nella consapevolezza che il progresso scientifico e la tecnica non possono essere la soluzione al mistero dell’uomo, chiamato ad abbandonare le ombre e la caverna televisiva, la lezione dei cattivi maestri per ritrovare sè stesso

Una ricerca che si snoda sullo sfondo di Montefalcione, paese natale che si fa luogo dell’anima, come la madre “fiore di roccia in ogni mia stagione”, rifugio sicuro che con i suoi riti, le sue feste, scandisce il quotidiano ed aiuta ad accettare la paura dell’indeterminato. Per comprendere che è sempre necessario ripartire con lo sguardo rivolto agli altri, che ogni viaggio chiama a nuove partenze. Lo chiarisce bene lo stesso autore, sottolineando come a contrastare l’individualismo sia emerso un sentimento comunitario, una cultura del noi che deve essere valorizzata, che deve essere conquista da non dimenticare. Di qui il riferimento al libro del profeta Giona dell’Antico testamento, simbolo della disobbedienza dell’uomo. Il profeta fu inviato da Dio a predicare preghiera e penitenza nella città di Ninive, colpita dalla pandemia. Ma Giona fu spaventato e fuggì.  Dio lo richiamò accarezzandolo con la sua misericordia. “Giona – scrive Baldassarre – rappresenta in maniera emblematica l’uomo del nostro tempo che, con caparbietà, non asseconda la voce dell’Onnipotente. Le fughe di ognuno di fronte alle difficoltà si configurano come senso di evasione dinanzi alle gravi responsabilità, cui talvolta, come ora, siamo chiamati”. Per ribadire come “La lettura, attraverso gli occhi della fede, di quanto è avvenuto ci invita a poter cogliere l’opportunità di riscoprire il nostro rapporto filiale con Dio e quello fraterno di tutti noi. La Passione, la Morte e il mistero della Resurrezione, con il dono dello Spirito Santo, evidenziano come Dio sia entrato nuovamente nella storia vestendo la fragilità e la precarietà della natura umana”

“Un testo, questo, – spiega Fausto Baldassarre nella postfazione – che nasce in provincia, periferico ma che rivela la percezione del limite e della misura, concepito in una visione della storia e della vita impregnata di cristianesimo…Questo testo è dono in una società, in un sistema economico che raffinatamente ha espulso il gratuito e introdotto la scenografica donazione, in una società che ha rovesciato la tavola dei valori e ha fatto dell’efficienza un fine, non un mezzo. Questa scrittura richiama, dunque, la Sacra Scrittura come chiave interpretativa dell’evento pandemico, che ha lasciato segni, ferite e feritoie, dischiudendo opportunità, alternativa, nuovi modi di poter stare al mondo”

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