“C’è sempre la possibilità di restituire un senso alla propria vita? O dobbiamo rassegnarci agli errori commessi, alle occasioni che abbiamo perduto?”. E’ l’interrogativo che affronta Gulietta Fabbo, docente al liceo Colletta, alla sua seconda prova letteraria, nel volume “La strada oltre il ponte”, presentato nel corso di un confronto al Circolo della Stampa. A dialogare con l’autrice la professoressa Roberta De Maio, in occasione dell’incontro promosso da Per Aenigmata “Sono partita da una storia vera, sulla quale ho innestato elementi di finzione – spiega Fabbo – tanto che oggi diventa difficile dire cosa sia realmente accaduto e cosa sia frutto di un processo creativo. Quella storia di cui ero a conoscenza è diventata un romanzo per dimostrare che è sempre possibile ricominciare e porre rimedio agli sbagli fatti, che si può sempre riscattare la propria vita. Una vicenda attraverso la quale ripercorre la storia di Avellino, dal terribile taglio degli alberi di Viale Italia alle bombe del settembre ’43, dalla ristrutturazione del Ponte della Ferriera al viaggio sulla littorina lungo l’Avellino Rocchetta Sant’Antonio, dalla visita del duce ad Avellino alla posa della prima pietra della chiesa del Rosario, dall’inaugurazione della Casa della Gioventù del Littorio al brefotrofio di Suor Carmela. Achille e Walter Mariconda, i due fratelli, specializzati nella costruzione di ponti, autori dell’intervento di ristrutturazione del ponte della Ferriera, come la bellissima Denia di cui si innamorerà Walter, richiamano quella di due imprenditori realmente esistiti. Così come volevo ricordare come le bombe del ’43 abbiano segnato per sempre il destino della città, tra dolore senza fine e solidarietà, come quella dell’ufficiale medico che allestirà un presidio ospedaliero”. Sottolinea come “questa storia vuole essere un omaggio alla mia città che ha sofferto e saputo sempre rinascere, dopo essere stata ferita”. E si sofferma sull’immagine del ponte che assume un ruolo centrale nel libro “Il ponte è una presenza costante nella vita dei personaggi, richiama quello della Ferriera al cui cantiere lavorano i due fratelli ma è soprattutto simbolo della possibilità di costruire relazioni, di andare incontro all’altro, quello che riesce a fare un personaggio come Lorenzo, l’infermiere, una capacità che manca ad Achille. Capirà di non essere riuscito a costruire l’unico ponte che serviva, quello tra sè e gli altri. Al tempo stesso, il libro consegna una riflessione su come l’essere al di qua o al di là del ponte segnerà per sempre la vita dei personaggi”. De Maio ricorda come “è una storia che appartiene all’epos di tutti noi, poichè parla di sofferenze e speranze tradite, grazie anche alla capacità di calare la storia nella quotidianità di uomini e donne comuni. Ad emergere è ancora una volta la sua grande abilità nel costruire l’intreccio e tessere legami, a partire da piccoli gesti, come un sorriso e il profumo di pane”.



