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Nicodemi: “La mia fede in Cristo nata dall’arte sacra”

 Di Fiore Carullo

Giovanna Nicodemi è un’autrice italiana che ha dedicato i suoi studi all’arte sacra, in particolare alle rappresentazioni della Passione di Cristo nelle arti minori. Il suo libro, intitolato “Eloì, eloì, lamà sabachthàni?” Temi e iconografia della Passione di Cristo nelle arti minori: scultura in legno e terracotta, XII-XVII secolo, si concentra sull’analisi delle sculture in legno e terracotta realizzate tra il XII e il XVII secolo.
Il titolo dell’opera richiama le parole pronunciate da Gesù sulla croce, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, sottolineando l’intento dell’autrice di esplorare la profondità emotiva e spirituale delle rappresentazioni artistiche della Passione.
Nicodemi esamina come queste opere, spesso create da artisti anonimi o poco noti, abbiano contribuito a trasmettere il pathos e la devozione religiosa attraverso i secoli. Attraverso un’analisi dettagliata delle tecniche scultoree e delle iconografie utilizzate, l’autrice mette in luce l’importanza di queste opere nel contesto della spiritualità popolare e della tradizione artistica italiana. Il libro rappresenta un contributo significativo allo studio dell’arte sacra, evidenziando come le arti minori abbiano svolto un ruolo fondamentale nella diffusione dei temi religiosi e nella formazione dell’immaginario collettivo. In sintesi, l’opera di Nicodemi offre una prospettiva approfondita e raffinata sulle manifestazioni artistiche della Passione di Cristo, valorizzando il patrimonio culturale e spirituale espresso attraverso la scultura in legno e terracotta nei secoli passati.
Il libro da lei scritto sta raccogliendo notevoli successi ci vuole spiegare i contenuti principali ?
“La prima presentazione di questo testo risale ad un paio di anni fa quando il cardinale Mario Greg, segretario del sinodo dei vescovi, mi ha invitato a presentarlo nella sua diaconia, nella chiesa dei santi Cosma e Damiano, una delle basiliche più importanti di Roma. Ebbi questa grandissima soddisfazione che mi riempiva di onore e di orgoglio. Poi, successivamente, ci sono state altre presentazioni anche qui ad Avellino, in Avellino Letteraria, la nota manifestazione culturale diretta da Annamaria Picillo. Nella settimana antecedente quella di Passione, sono stata invitata dalla deputazione del gran tesoro di San Gennaro, nella persona del suo presidente il duca Riccardo Carafa d’Andria nella cappella del tesoro di San Gennaro, nel Duomo di Napoli, che è stata soprattutto una grande emozione parlare in quello scrigno di arte e bellezza, sotto il busto trecentesco di San Gennaro.”
Come è nata l’iniziativa del club dell’UNESCO di Bisceglie -festival del libro del borgo antico- di invitarla per questo suo straordinario lavoro?
“A Bisceglie, questo è già il 17º anno che si svolge l’evento e l’invito nasce proprio dall’idea di Don Carafa, duca d’Andria, che mi ha segnalato alla presidente del club dell’Unesco della città pugliese, Pina Catino che poi mi ha invitato. Quella di Bisceglie, è una kermesse importantissima a cui partecipano grandi personalità del mondo dell’arte e della cultura. Affianco a me erano seduti lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni e Giordano Guerri. La particolarità dell’evento consiste, anche, nel fatto che ogni piazza della città ha un testo da presentare e gli autori che incontrano gli interlocutori e discutono delle loro opere. Io ero nella piazza – Tre Santi- e ho tenuto la conferenza in serata con il mio interlocutore che era monsignor don Giuseppe Abbascià, rettore e della concattedrale di San Pietro di Bisceglie e presidente del Capitolo”.
Ci vuole illustrare dottoressa Nicodemi il contenuto della sua ultima fatica editoriale?
“Il mio lavoro nasce dal Cristo Deposto di Montevergine. In passato avevo già realizzato un testo sul seggio ligneo e dopo mi sono interessata e occupata del Cristo Deposto. L’opera Deposto intende il Cristo in croce che però prevederebbe la presenza di vari personaggi nell’opera, almeno la Madonna, San Giovanni e la Maddalena e se vogliamo essere scrupolosi anche Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo che schiodano il Cristo. Data la posizione del Cristo non mi convinceva molto essere un Deposto. Seguendo questa mia impressione, mi sono rivolta all’archivio di Montevergine e ho approfondito delle testimonianze e ho fatto una ricostruzione storica dell’opera in questione. Mi sono soffermata sulle pietre angolari del Cristianesimo, da lato la crocifissione e dall’altro la resurrezione, valutando che nel mezzo ci sta tutta una vicenda che io chiamo nel mio libro la Pentalogia funebre, i cinque atti della Passione di Cristo : la discesa dalla croce, il compianto sul Cristo morto, il trasporto del corpo di Cristo e il seppellimento al sepolcro. Ho ricercato le iconografie dove nascessero questi temi e mi sono concentrata sulla scultura lignea e la terracotta, che è un materiale povero,ma molto utilizzato. I grandi hanno dato vita a queste rappresentazioni che sono la traduzione in arte. Don Giuseppe Abbascià ha dichiarato che raramente nella sua vita ha incontrato persone che è così addentro al sacro attraverso l’arte sacra”.
In conclusione, dopo tutto questo approfondimento sacro, come si pone lei dinanzi alla religione?
“La mia fede si è accresciuta tantissimo. Più conosco l’arte sacra più la mia fede aumenta e soprattutto il mio senso di voler credere prende forma senza diventare bigotta”.
Al giovane uomo di oggi, cosa si sente di dire?
“Sono tempi duri con uno scadimento dei valori con forme di sopraffazione e prevaricazione che rendono davvero terribile questo periodo della nostra storia. Cerco di spronare nella nuova generazione il senso forte della curiosità che va di pari passo con il desiderio, il che va fatto con l’impegno”.

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