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Nuovo Clan Partenio, le nuove intercettazioni: “Col sangue a terra ci arrestano tutti”

Potrebbe essere stato il Nuovo Clan Partenio ad aver dato l’ordine di colpire le vetture della famiglia Genovese nella notte tra il 21 e il 22 settembre scorso. Questo è quanto emerge dalle duecentodieci pagine della nota informativa depositata il ventisei ottobre dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino e finita ufficialmente ieri mattina davanti ai magistrati del Tribunale del Riesame di Napoli dove si discutevano le posizioni di tredici dei ventitré indagati.

Dopo il raid, Amedeo Genovese avrebbe invitato tutti alla calma e alla pace. Grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali, gli inquirenti hanno ricostruito alcuni pezzi mancanti del puzzle. Il 30 settembre scorso infatti, pochi giorni dopo l’attentato contro le vetture della famiglia Genovese, c’è stato un incontro nel carcere di Parma fra Damiano e Amedeo. Al centro dell’attenzione, è finito anche un colloquio fra Damiano e alcuni interlocutori all’interno della sua abitazione, dove sono stati raccontati alcuni particolari dopo l’attentato.

Damiano diceva ai suoi interlocutori che l’autovettura era completamente danneggiata a seguito dell’esplosione dei colpi di arma da fuoco che non era marciante è che intenzionata a far sparire il veicolo al più presto per evitare probabilmente di doversi giustificare con le forze dell’ordine. Sulla scorta di tali evidenze investigative ai Carabinieri era chiaro ormai sia che Damiano Genovese volesse far sparire la propria autovettura, una Mercedes e che detenesse illegalmente una pistola all’interno della propria abitazione. Così il giorno dopo il personale dei Carabinieri della compagnia di Avellino si era recato presso l’ abitazione di Genovese e avevano notato che era parcheggiata una vettura con dei colpi di arma da fuoco sul parabrezza durante la perquisizione, come noto, era stata trovata una pistola calibro 7, 65, oggetto di furto nell’anno 2015.

Nel corso di un sopralluogo erano state anche rinvenute anche le macchine in uso a Genova Antonio residente a pochi mesi dell’abitazione di del nipote. Ma una traccia che ci fosse un collegamento tra l’episodio ai danni dei Genovese e quello precedente ai danni di Sergio Galluccio fossero collegati e che si riferissero ad uno «sgarro» ai danni dei vertici del Nuovo Clan Partenio da parte dei due, arriva da un’altra conversazione captata dai Carabinieri agli ordini del capitano Quintino Russo.

Quella nel carcere di Parma, dove da Voghera è stato trasferito Amedeo Genovese. Quando il sessantaquattrenne capo del vecchio clan Partenio non vede suo figlio Damiano al colloquio, capisce subito che qualcosa di grave è avvenuto.Dopo che gli viene spiegato quanto avvenuto davanti alla sua abitazione, Amedeo Genovese sbotta: Questo fatto non ci voleva… Ma il vecchio boss invita alla calma, anzi a ricucire subito ogni eventuale scontro: «Comunque sai devi fare, gli dici: Damiano ha detto papà che deve andare là e ci devi parlare direttamente! Ci vai gli dici: ho parlato con papà e dici quello ti cresciuto papà è quello che è successo successo finiamola ha detto finiamola chiunque sia stato… gli dici qualsiasi senza nascondersi e senza niente, senza far vedere che stai nervoso, gli devi dire così e però diglielo anche a Damiano comunque lo mando a chiamare Damiano dici senti la situazione non è buona, però si sente offeso perché sono cose che sapete solo voi ad Avellino perché ve le siete visto sempre voi che potete fare quello che vuole te l’ha sempre detto papà! perché sei il suo pupillo, perché ha speranza su di te per questa cosa non è successo niente si finisce, finiamola perché… è successo, anche se era una cosa che non dovevate fare, perché il rispetto e il bene che tiene papà è tanto…che poi se succede qualcosa, se sta il sangue a terra, veniamo arrestati tutti quanti e finite! E che cosa risolviamo? Che risolviamo dopo? Questo gli devi dire».

E poi un altro passaggio chiave: «La malavita questa è …- spiega Amedeo Genovese- Però a Damiano glielo devi dire «tu devi lavorare». Perché è sbagliato con quelli….perché se ..inc….ti avrei portato io da piccolo…..invece vi abbiamo sempre lasciato lavorare..». Una condizione che dunque apre uno scenario investigativo nuovo, quello che si riferisce ai due fatti di cronaca che hanno turbato l’opinione pubblica avellinese dopo gli spari contro le auto dei Genovese e la bomba a quella di Sergio Galluccio. Ma per l’Antimafia quella depositata è innanzitutto una intercettazione che conferma il ruolo apicale di Galdieri.

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