Sara’ conferito questa mattina dal pm antimafia Henry ohn Woodcock l’incarico medico legale per esame esterno e necroscopico sulla salma del cinquantenne Ottavio Colalongo, ucciso in un agguato di camorra lo scorso 17 dicembre a Scisciano. Un accertamento irripetibile (evidentemente rinviato per non compromettere le indagini) nell’ambito del procedimento a carico di dodici indagati per omicidio aggravato dalla finalita’ mafiosa nei confronti di dodici indagati, a partire dai mandanti detenuti e dai due esecutori, tra cui Antonio Aloia, 47enne ras di Acerra, all”epoca dei fatti latitante in Irpinia.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, grazie al rinvenimento poco distante dal luogo del delitto oltre che della moto abbandonata dai killers anche di un telefono e delle chiavi di una vettura che doveva essere utilizzata per la fuga, hanno ricostruito il percorso della “staffetta” che da Mugnano del Cardinale, guidata dal 54enne Bernardo Cava, detto Alduccio, aveva condotto Aloia nel nolano prima dell’ agguato. Proprio per questo motivo Cava, difeso dall’avvocato Claudio Frongillo, e’ stato qualche giorno fa uno dei destinatari del decreto di fermo eseguito dai Carabinieri di Castello di Cisterna nei confronti di otto indagati per il concorso nel delitto di Colalongo
Il delittosecondo gli inquirenti sarebbe maturato nell’ambito di uno scontro tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano.Secondo l’accusa Cava, legato agli Aloia dal 2006, avrebbe fatto da staffetta al trasferimento del killer prima dell’omicidio. Avrebbe prelevato il latitante Aloia da Mugnano del Cardinale e lo avrebbe condotto nei pressi del luogo dove era stato dato appuntamento a Ottavio Colalongo.
Le indagini hanno ricostruito un omicidio pianificato nei dettagli ed eseguito su ordine dei vertici di un gruppo criminale, oggi già detenuti. Un delitto che matura all’interno di uno scontro feroce tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano, tasselli strategici di una mappa criminale ben più ampia.Da una parte la federazione composta dai gruppi Luongo, Covone e Aloia, dall’altra, invece, il gruppo Filippini, di cui Colalongo faceva parte. Un conflitto che non conosce confini comunali e che, come emerge dall’inchiesta, si estende ad Afragola, Acerra e fino a lambire la provincia di Avellino, attraverso un sistema di alleanze e contrapposizioni che ridisegna gli equilibri della camorra nell’area nord di Napoli.
La sera del 17 dicembre Colalongo era in sella al suo scooter Honda SH quando i killer lo hanno affiancato. I primi colpi lo hanno fatto cadere. Poi l’esecuzione: un ultimo colpo di pistola al viso, quando era già a terra.



