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 Anche la Cgil Avellino aderisce all’iniziativa dell’ANPI #bellaciaoinognicasa. Domani, 25 aprile, così come il Primo Maggio, le piazze d’Italia resteranno necessariamente vuote.
«Per questo come Cgil celebreremo la Festa della Liberazione e la Festa del Lavoro  in modo diverso, ma non per questo meno intenso e partecipato. Restiamo a casa perché la salute viene prima di tutto e vogliamo dare  il nostro contributo affinché il Coronavirus sia sconfitto presto. Ma  i nostri valori restano liberi e forti e si rafforzano nel tempo».
«Sono  i valori dell’antifascismo, della Resistenza, della democrazia, della  dignità del lavoro, della solidarietà e della libertà. Sono i valori  indelebili della Costituzione. Le lavoratrici, i lavoratori, le  pensionate e i pensionati, insieme alla Cgil e a tutto il Sindacato  confederale, sono con le partigiane ed i partigiani di ieri e di oggi  per dare forza alla memoria della Liberazione, frutto della volontà e  della lotta unitaria di tante e tanti».
«Per questo, invitiamo tutti ad affacciarsi a fare un breve video e postarlo sulla pagina Facebook della Cgil Avellino e sulle proprie bacheche, cosi come invitiamo ad esporre alle finestre alle ore 15 di domani il tricolore e a cantare insieme “Bella Ciao”, come ogni 25 aprile, come alla fine di ogni nostra manifestazione o iniziativa, per rinnovare l’impegno a  difendere e promuovere la memoria e la forza di quegli ideali che hanno unito gli italiani 75 anni fa e che sono sempre i nostri valori».
«Vogliamo farlo ricordando anche le parole pronunciate nel primo  anniversario del 25 aprile da Giuseppe Di Vittorio, allora segretario generale della Cgil: “Furono gli operai, i contadini, gli impiegati, i  tecnici che costituirono la massa e il cervello delle gloriose formazioni partigiane e di tutti i focolai di resistenza attiva  all’invasore tedesco. Chi può dire se la clamorosa vittoria del 25  aprile sarebbe stata possibile senza gli scioperi generali grandiosi  che dal marzo 1943, si susseguirono a breve distanza, sino al 1945? I  lavoratori italiani, manuali e intellettuali, non dimenticano. Essi  hanno piena coscienza di essere stati il fattore determinante della liberazione dell’Italia. Essi sono consapevoli dell’obbligo che si sono  assunti di essere un pilastro basilare della nuova Italia  democratica”».

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