“Non so dove sia finita la dignità delle persone.
Non so dove sia finita la dignità di quegli uomini e di quelle donne libere che, per anni, in questa città e in questa provincia, hanno costruito e sorretto le sorti del centrodestra”. Così Massimo Passaro. fondatore e portavoce de I Cittadini in Movimento.
“Ho visto candidati e dirigenti esporsi per una causa che guardava al merito, al riscatto di una comunità troppo a lungo governata da una sola parte politica. Mi sarei aspettato, da chi ha condiviso quel percorso, una presa di posizione chiara — sulle candidature alle prossime elezioni regionali o anche solo sulle voci che in questi giorni si rincorrono.
E invece mi accorgo che il senso della misura, e ancor più quello dell’appartenenza, sono stati sostituiti da logiche di interesse.
Forse per alcuni le ideologie sono finite, ma mortificare gli iscritti, gli ex candidati e i dirigenti che hanno creduto e lottato per un ideale è un errore grave.
La politica, se vuole restare tale, deve saper preservare la propria storia e valorizzare chi ne ha scritto le pagine più autentiche.
Osservando il panorama nazionale, vediamo come intorno al Presidente del Consiglio si siano ritrovate persone che con lei hanno condiviso il cammino fin dai tempi del movimento giovanile: uomini e donne che hanno creduto, sofferto e oggi, con merito, ricoprono ruoli di governo nei quali possono dimostrare le proprie capacità.
Sarebbe stato naturale attendersi che lo stesso spirito animasse anche le scelte regionali.
Tanto più considerando che il candidato Presidente appartiene a una tradizione politica importante, che avrebbe potuto offrire spazio e riconoscimento a chi, nel tempo, ha tenuto accesa la fiaccola dell’impegno.
Invece si è scelta, ancora una volta, la via dell’interesse immediato, della gestione del consenso, del voto di potere.
Eppure questa poteva essere l’occasione per restituire dignità a quelle classi dirigenti che, in silenzio e con sacrificio, hanno continuato a credere in un progetto, nonostante le delusioni. Sarebbe bastato offrire loro un’opportunità, un segnale di rispetto e di fiducia.
Sono certo, però, che il popolo — quello vero, quello che ha creduto e continua a credere nei valori del centrodestra — saprà reagire.
Lo farà non per rabbia, ma per dignità.
Perché chi si sente tradito dalla propria storia non può restare in silenzio.
E poi ci si chiede perché le urne siano sempre più vuote.
La risposta è semplice: quando la storia viene dimenticata e la coerenza sacrificata sull’altare del potere, la politica perde la sua anima.
Se dall’alto si può cambiare direzione senza ascoltare la base, allora non deve stupire se domani un iscritto, un candidato, un simpatizzante deciderà di compiere una scelta diversa.
Non sarebbe un tradimento, ma un atto di coerenza.
Perché chi ha creduto e continua a credere in certi valori, ha il diritto e il dovere di difendere quella storia che porta nel cuore — la stessa storia che per anni ha difeso contro una politica che, ad Avellino, ha gestito male, anzi malissimo, la cosa pubblica”.



