Prosegue il dibattito sul Pd irpino, avviato dal Corriere dell’Irpinia.
A intervenire Luigi Di Fronzo, segretario circolo Pd, “Fontanarosa Democratica”
Egregio Direttore,
Seguo con estremo interesse il dibattito avviato sul quotidiano da lei diretto circa lo stato di salute del Partito Democratico irpino.
Mi presento: sono Luigi Di Fronzo, Segretario del circolo “Fontanarosa Democratica”, nel quale milito da oltre un decennio e, prima ancora, nei DS. Assistere a questo dibattito da un circolo di periferia risulta quantomeno singolare, poiché le nostre vicende locali riguardano la sopravvivenza stessa della politica attiva, quella che determina il famosissimo “radicamento”, che dovrebbe essere il cuore del ragionamento che qui si propone, ma che raramente stimola il livello più basso del partito.
Ognuno ha portato il suo contributo ed io vorrei, umilmente, portare il mio ponendo una domanda: perché si è arrivati alle imposizioni unitarie dai livelli regionali e nazionali?
Perché, va detto senza esitazioni, fino a 6/7 anni fa eravamo diventati il partito del commissario. Si cercavano convergenze, si programmava e, sistematicamente, chi subiva la sconfitta – o meglio, chi l’avrebbe subita, perché ormai i congressi non si celebravano proprio – cercava la delegittimazione del compagno di partito, imponeva la propria amicizia con i livelli romani e si arrivava al commissariamento. Poi siamo passati alla fase delle tessere all’impazzata, sulla quale stendiamo un velo pietoso.
Ora proporrei un’altra domanda: questo era un partito che funzionava? Oppure era solo funzionale a chi cercava di mantenere intatta la propria posizione senza più passare per il consenso, a nessun livello, e tantomeno per un confronto o un dialogo con i vari livelli, anche i più bassi?
Ebbene, non credo fosse un partito sano. Oggi, i livelli regionale e nazionale cercano legittimamente di lavorare affinché vengano mantenute unitarietà e legalità nell’organizzazione e nel funzionamento del partito. Dovremo dimostrare noi, che abbiamo maturato la cultura del rispetto all’interno di una forza politica che è di tutti, sempre, non solo quando conviene.
Per quanto riguarda le segreterie elette, partirei da quella dell’attuale Sindaco Pizza, il quale ha tenuto il partito su un binario coerente, lo ha fatto crescere e ha creato di fatto le condizioni affinché egli stesso potesse proporre un nuovo progetto politico per Avellino, nelle vesti di Sindaco. Questi sono percorsi virtuosi, a mio avviso. Il successore, l’Avv. Marco Santo Alaia, ha ereditato un partito in salute, che però non era riuscito a risolvere anomalie come quella della Provincia, argomento che mi irrita affrontare.
Da cittadino e da esponente politico, assistere ancora a questo tipo di elezioni di secondo livello irrita, e non poco. Il disegno del legislatore su questo tema era legato al verificarsi di una serie di eventi, come l’allora referendum costituzionale che avrebbe portato alla soppressione dell’ente, cosa poi non andata in porto. Pertanto chiedo al mio partito: prenda una posizione, riportiamo la Provincia ai cittadini, perché l’attuale forma di elezione facilita, anzi richiede, alleanze sulla testa dei cittadini. Per questo non discuto di come sia andata la vicenda, ma chiedo al nuovo segretario di far partire dal basso una richiesta forte di ritorno al voto, quello vero.
In merito ad un giudizio sull’operato del nuovo segretario, mi pare fuorviante richiederne uno, poiché siamo all’inizio del mandato. Invece di proporre lo sport dell’indebolimento, storicamente tanto caro al nostro partito, proponiamo collaborazione e proposta affinché si possa vincere la sfida dell’innovazione, tanto cara alla nostra provincia.



