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L’estate non sembra aver fatto molto bene alla maggioranza giallo-verde. Si moltiplicano le incertezze su questioni importanti. Si avanzano priorità discutibili. Si marcano le proprie posizioni – soprattutto da parte del M5S, ripetendo un brutto copione già visto – piuttosto che fare il possibile per ridurre le distanze. Si riscoprono vecchie battaglie identitarie di cui, al momento, la gente non avverte il bisogno. Con il rischio di perdere   di vista gli obiettivi fondamentali di breve e di lungo periodo. E perciò il pericolo vero. Quello del ritorno dell’autoritarismo salviniano.

Primo tema importante con cui le Camere sono chiamate a fare i conti, la riduzione dei parlamentari. Di secondaria importanza nel quadro delle urgenze, ma storica battaglia “di bandiera” del M5S. Inizialmente non condivisa dal Pd. Su cui non è del tutto chiaro il compromesso raggiunto, considerato che la riduzione dei deputati a 400 e dei senatori a 200 avrebbe tantissimi inconvenienti. E non secondari. Comporterebbe l’accrescimento della dimensione delle circoscrizioni e dei collegi. Priverebbe i piccoli territori di una autonoma rappresentanza. Renderebbe più difficile il rapporto diretto tra cittadini ed eletti. E impedirebbe addirittura ad alcune Regioni di essere rappresentate in Senato. Altererebbe, inoltre, la proporzione tra i parlamentari e i rappresentanti regionali chiamati ad eleggere il Presidente della Repubblica. Infine, in assenza di idonei correttivi proporzionali, penalizzerebbe le forze minori con un numero di seggi estremamente ridotto. E le indebolirebbe durante l’intero quinquennio della legislatura. Insomma, comprimerebbe eccessivamente la rappresentatività che era alla base delle preoccupazioni dei nostri Costituenti. Su come si concili la riduzione del numero dei parlamentari – fortemente voluta dal M5S e ora in dirittura di arrivo – con gli indispensabili correttivi rivendicati dal Pd non sono chiari né tempi né modalità. E non si tratta di cose di poco conto! Per giunta, Di Maio ha anche giocato il carico da undici. E, con molta superficialità, ha richiamato la sua propensione per l’introduzione del vincolo di mandato per deputati e senatori. Che perderebbero, così, la loro autonomia di giudizio. E sarebbero costretti a diventare meri esecutori delle direttive dei partiti. Dei puri microfoni! Ma il M5S non aveva detto di lottare contro lo strapotere delle forze politiche?

Le forze di maggioranza sembrano volersi complicare la vita. Così per il grave errore (anche di comunicazione) compiuto dal governo nell’annunciare, tra i primi provvedimenti, tasse sulle merendine. Nella vulgata corrente delle opposizioni, riprova di una presunta vocazione del Pd alla tassazione! Anche la ripresa del confronto sui temi della fine della vita tocca aspetti sensibilissimi. E introduce pericolose fibrillazioni. Poi non manca chi, come Orfini – storico compagno di playstation e di sconfitte di Renzi – avanza la proposta di istituire ora lo ius soli.  Cosa doverosa. Che però. nell’attuale contesto profondamente segnato dalla disputa sull’immigrazione, assume il valore di una polpetta avvelenata!

Infine, hanno suscitato perplessità le sorprendenti dichiarazioni di due dei padri nobili dell’Ulivo, Prodi e Veltroni. Entrambi protagonisti (e beneficiari) della stagione del bipolarismo maggioritario, Hanno fatto sentire la loro voce a favore di quel sistema. Una sortita che ha subito – e pericolosamente – fatto raffreddare gli ardori proporzionalisti all’interno del Pd. Resta, tuttavia, da capire come si concilino le nostalgie maggioritarie ormai fuori tempo con la assoluta necessità di evitare di consegnare il Paese ai disegni autoritari di Salvini. L’unica possibilità per equilibrare l’ordinamento dopo la riduzione dei parlamentari è quella di adottare un sistema elettorale proporzionale. E, per salvaguardarne la natura democratica, occorre impedire che una minoranza (Salvini con qualche occasionale alleato) possa raggiungere la soglia per conquistare tutto il potere. Sapranno conservare, le forze di maggioranza, l’alto senso della loro mission istituzionale o si perderanno in manovre tattiche, inseguendo obiettivi secondari?

di Erio Matteo

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