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Ha ragione Clemente Mastella, ideatore di Noi di Centro, quando, facendo riferimento alle prossime elezioni amministrative che in Irpinia vedono alle urne Avellino e Ariano in particolare, chiede la convocazione immediata di un tavolo dei partiti che fanno capo al centrosinistra o al campo largo per definire una strategia politica unitaria, sostenuta da un programma di ampio respiro.

Da politico esperto e navigato, rarità di questi tempi, precisa che i silenzi e le oscure manovre del Pd non aiutano a sciogliere i nodi. In sostanza, fa dire Mastella che i dem non sono padroni della coalizione, ma solo parte di essa.

Quindi, se non si dovesse dare un colpo di acceleratore, il campo largo rischierebbe di essere azzoppato.
Detto in breve, il suo orizzonte va ben oltre lo sguardo sotto i campanili, ma, recuperando il valore di una strategia regionale, lancia lo sguardo al superamento del drammatico spopolamento delle zone interne e a uno sviluppo a rete che possa indirizzare la propria azione collocandosi nelle grandi direttrici di crescita.

Non una lotta tra poveri, ma un’integrazione di una Campania decentrata. Purtroppo, in questa vigilia di campagna elettorale, di tutto questo non si parla, soffermandosi invece sul deleterio provincialismo, in una competizione di nomi che non porta da nessuna parte.
Insomma, l’idea di un uomo solo al comando non è tramontata, anzi si è ancora di più consolidata, con riferimento al clientelismo che, a differenza della politica seria, porta consensi.

Ed è questo disvalore che viaggia all’interno del Pd che, per dirla con l’allora profetico Ciriaco De Mita, “il Pd qui è un partito mai nato”.

Né l’abbondanza dei voti raccolti in campagna elettorale regionale corrisponde a un impegno significativo nell’interesse del territorio, ma semplicemente all’uso smodato di un potere da bottegaio.
Perché il Pd non esiste in Irpinia, ma è solo una targa all’ingresso di via Tagliamento? Non pochi i motivi: perché non si sa bene che fine abbia fatto il segretario provinciale; perché ha fatto un tesseramento farlocco. E ancora: non apre alla partecipazione degli iscritti, decidendo nelle stanze chiuse chi è amico e chi deve essere escluso.

Come nel caso di Vittorio Ciarcia che, avendo avuto assicurazioni sul suo ruolo futuro, ha visto il suo nome cancellato in modo prepotente.
Non esiste il Pd in Irpinia perché non ha classe dirigente e non ha una politica credibile. E allora non si dispone all’ascolto e alla partecipazione, né vara gli strumenti per corrispondere ai bisogni della città, nominando la figura strategica del segretario cittadino. E infine, ma non ultimo, perché con l’esposizione di vecchi arnesi lavora contro la città. Una volta predicando la negazione del campo largo, lasciando intendere che è un recinto e dunque che i comitati d’affari sono ben accetti; poi, assalito da insulti, rinnega la precedente posizione, inondando l’allegra compagnia di cloroformio, con la segreta speranza che il sonno dei più debba servire a inquinare la volontà popolare.

E, per tornare a Mastella, la sua riflessione su chi si ritiene padrone della coalizione è l’esatta radiografia di chi ha scheletri nell’armadio.

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Gianni Festa

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