Mercoledì, 11 Marzo 2026
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Di Adriano Mongiello

Napoli. Non resta, a società, presidente, allenatore, calciatori, supporters, che attendere risposte ai quesiti, numerosi ed espliciti, che si accavallano da più parti dopo quanto ammirato (?) nell’ultimo turno di campionato, che ha “intossicato”, e non poco, diverse popolazioni legate all’arte pedatoria italiota. Da Napoli a Genova (lato rossoblu), tra l’altro gemellate, le due tifoserie, anche nelle delusioni, per non tralasciare Roma e Lecce, entrambe giallorosse, una caterva di errori che in alcuni casi non risultano significativi ai fini del risultato, ma che, invece, annientano le speranze di un club (il Napoli) di lottare per il vertice e tengono in corsa, dall’altro versante, gli atalantini. Ed allora le domande sorgono spontanee, entrando in maniera decisa sull’operato dell’uomo alla VAR: perché Giacomelli, cui difetta la cosa principale, cioè saper arbitrare ( è sufficiente osservare la graduatoria della media delle sue prestazioni (!) , dove compare agli ultimi posti, non disdegnando di attenzionare il suo modo di correre, dinoccolato e ridicolo), non arresta il gioco, facendosi condizionare dalle parole di Banti ( molti avevano sorriso soddisfatti quando era stato sistemato in pensione insieme all’altro anti-Napoli per eccellenza, Mazzoleni, ma per poi ritrovarli come “esperti” alla gestione dell’occhio magico della VAR), che non lo invita, quanto meno a riguardare l’azione incriminata tra Llorente e Kjaer ? Perché combina lo stesso errore per il fallo ( tacchetti sul cranio di Callejon !!!!) commesso da Pasalic, con lo spagnolo presente con l’intero corpo in area di rigore ? Perché Giacomelli, dimostrando anche comportamento irriguardoso, non accetta il pallone offertogli da Tonelli, a fine partita, non avendo alcun calciatore realizzato tre reti ? Perché allontana dal campo Ancelotti, che, ancora una volta, con la signorilità che gli appartiene stava collaborando con l’arbitro per calmare gli animi ? Perché noi telespettatori, pur vedendo un paio di volte gli episodi al replay, ci poniamo degli interrogativi, e loro due (VAR ed Avar) che dispongono di tante prospettive a video, si rifiutano di “aiutare” l’arbitro, soprattutto quando quest’ultimo è sbadato o incapace ( nel caso di Giacomelli )? Perché per Juve-Genoa, il designatore Rizzoli manda il giovane Giua ( a riposo da circa un mese, ovviamente per punizione) a dirigere una partita a rischio medio alto ( prima e penultima in classifica ) mostrando la sua mancanza di autorità, sia sull’espulsione di Cassata e sui gol della Juve, ascoltando il VAR nel fuorigioco di Ronaldo, ma non andando a vedere il “piede malandrino” del portoghese che viene trascinato per convincere Calvarese e, di conseguenza, Giua a concedere il penalty ? Perché, ed è questa la domanda più incalzante, è già deciso che lo scudetto deve essere una battaglia tra nerazzurri interisti e bianconeri ? Le risposte, purtroppo, ovemai ci dessero ragione, non muterebbero lo stato delle cose (classifica) e se ne usciranno Nicchi e Rizzoli con la sospensione per i due fischietti. A cosa ed a chi servira? Non ad addolcire la rabbia ma far passare sottogamba la rivoluzione, indispensabile, nel mondo arbitrale e la smetta Nicchi di cercare di dare motivazioni valide ad errori marchiani. E De Laurentiis sbagliò a non far partecipare la squadra alla premiazione nell’edizione 2012 della Supercoppa disputata a Pechino, con Mazzoleni arbitro e Rizzoli come assistente all’area di rigore ? Chissà cosa succederebbe se decidesse di ritirare la squadra dal campionato…..

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