di Simone D’Anna*
Ho letto con attenzione gli articoli e le discussioni che ne sono susseguite, sulla questione del vigneto da farsi a Montaperto nella zona sottoposta a Vincolo Paesaggistico e visto che di quest’area ne parlano tutti, ritengo di potermi esprimere anche io.
Lo faccio in veste di autore della proposta di Vincolo del centro storico di Montaperto, poi confluita nel Decreto Ministeriale del 1999 e di buona parte delle pubblicazioni che riguardano la storia del nostro paese.
Pur essendo originario di Montaperto non conosco alcuno dei protagonisti della vicenda, motivo per cui non potrei mai avere preconcetti personali nei confronti di chicchessia; tuttavia conosco bene i fatti che si sono verificati, in tempi più o meno recenti, nell’area sottoposta a tutela dal Ministero per i Beni Culturali e solo su quelli vorrei esprimermi, magari con l’aiuto della creatività.
Intendo chiarire che non faccio parte di quei cittadini che sostengono le ragioni dei singoli: dico questo a scanso di equivoci poiché non vorrei mai essere associato a chi tende ad assecondare comportamenti che poco hanno a che fare con la valorizzazione della storia, della cultura e del nostro territorio.
Non credo che il Sindaco e il Comune abbiano buttato via dei soldi poiché tali scelte tendono a tutelare il territorio. Magari avessero fatto ciò anche coloro che li hanno preceduti!
Qualcuno vorrebbe parlare solo della sentenza del Consiglio di Stato, forse perché la ritiene momentaneamente vantaggiosa. Opinione rispettabilissima ma questo non può impedire ad altri di porsi delle domande e non può cancellare ciò che è avvenuto.
Pertanto mi chiedo, se per esempio in Lombardia, ovvero in territorio italiano, quando si costruisce una casa sia necessario dotarsi del Permesso a Costruire, e se tale norma si estende anche da noi: credo proprio di sì.
Così come immagino, volendo rimanere sempre nel Nord Italia, che per realizzare costruzioni in cemento armato in un’area sottoposta a Vincolo Paesaggistico, sia altrettanto necessario munirsi del Parere preventivo della Soprintendenza; non credo che da noi si possa agire diversamente e quindi presumo che ciò accade normalmente anche dalle nostre parti.
Come credo che in Lombardia, o altrove nel Nord Italia, un fabbricato del Settecento, localizzato in area sottoposta a Vincolo Paesaggistico, verrebbe sicuramente restaurato e quindi non demolito; pertanto immagino che anche da noi avviene la medesima cosa.
Siccome ritengo che nel civile Nord gli scavi archeologici, prescritti dalla Soprintendenza, li fanno solo gli archeologi abilitati, suppongo che anche in Irpinia tali operazioni avvengono in egual modo; potrei immaginare cose diverse solo dopo aver bevuto alcuni calici di un buon Taurasi.
Nel Nord Italia, per fare un vigneto, non sarebbe possibile poter sopprimere alberi e arbusti, oppure dissodare terreni con mezzi meccanici, senza aver prima ottenuto lo svincolo idrogeologico! Credo proprio di no e pertanto questo principio viene sicuramente applicato anche dalle nostre parti.
Concludo questa breve immersione nell’immaginario, utile solo per allenare la mente e nient’altro, prendendo in prestito una frase di Albert Eistein: “La logica ti porterà da A a B. L’immaginazione ti porterà ovunque”.
Rispetto ad eventuali ingiustizie subite da chicchessia, le uniche di cui ho memoria sono quelle che subiscono la storia, i beni culturali e il paesaggio: il caso “Parco Bosco” ne è un esempio, tutto il resto interessa ben poco a chi scrive.
*storico locale




