di Fiore Carullo
Nel panorama dell’arte contemporanea italiana, Maurizio Galasso – conosciuto comePixelArtGalasso – rappresenta una voce autonoma e coerente. Nato ad Avellino nel 1963, l’artistasviluppa negli anni una ricerca che unisce disciplina strutturale e sensibilità luminosa, fondando unlinguaggio che trasforma il pixel da elemento digitale a principio pittorico.
La sua Pixelart Pittoricanon nasce come citazione tecnologica, ma come esigenza formale. Il frammento diventa modulo, ilmodulo ritmo, il ritmo struttura. In un tempo dominato dall’immagine veloce e consumabile, Galassosceglie la lentezza della tela, la fisicità del colore, la costruzione paziente della superficie. Operecome “Torbiere d’Iseo” (2002) e “Riflessi” (2004) segnano una fase fondativa: il paesaggio sidissolve in campiture geometriche che non annullano la visione, ma la rendono vibrante. Lascomposizione non è distruzione, bensì metodo. È un modo per entrare nella realtà attraverso laluce. Con lavori successivi come “Nel Bosco” (2019), la struttura si fa più matura e consapevole. Ilpixel non è più solo elemento compositivo, ma respiro interno dell’opera. Infine, in “Il mio Louis hal’anima colorata” (2020), la ricerca assume una dimensione simbolica: la frammentazione diventariflessione sull’identità, sull’energia interiore, sulla possibilità di ricomporre ciò che appare disperso.Nel corso della sua carriera, Galasso ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali epubblicazioni su riviste d’arte specializzate. Ha esposto in gallerie e spazi culturali, consolidandouna presenza costante e coerente nel panorama artistico.
Ciò che distingue la sua opera non èsoltanto l’originalità formale, ma la continuità della visione. In un’epoca in cui il digitale sembrasostituire la materia, Galasso compie il percorso inverso: riporta il pixel sulla tela, lo rende peso,luce, superficie. Il risultato non è nostalgia né imitazione tecnologica, ma sintesi tra tradizionepittorica e cultura visiva contemporanea. Per l’Irpinia, la sua ricerca rappresenta anche un valoreidentitario. Non come celebrazione locale, ma come dimostrazione che un linguaggiocontemporaneo può nascere e svilupparsi lontano dai grandi centri metropolitani, mantenendosolidità e autonomia. La Pixelart Pittorica, nella sua essenza, suggerisce una verità semplice maprofonda: la frammentazione non è caos. È struttura. E nella struttura si può ancora trovare armonia.



