Urgente, ma anche possibile, la definizione di un’alternativa in vista delle elezioni del 2027. Così nel documento politico della maggioranza Pd, ovvero del correntone dem guidato da Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza, riunito a Montepulciano.
Viene subito chiarita subito la necessità di superare una contrapposizione puramente difensiva: “Non basta unirsi contro la destra e fare appello alla difesa astratta dei principi democratici, dobbiamo offrire, soprattutto alle nuove generazioni, un cambiamento capace di rispondere alle paure, ai bisogni e alle aspirazioni dei cittadini”.
Per quanto riguarda il nodo della guida della coalizione, “il Partito democratico ha offerto la leadership di Elly Schlein, in cui si riconosce pienamente, all’intera coalizione”. L’intesa si dovrà trovare “o attraverso il riconoscimento del principio democratico del primo partito o attraverso primarie”, precisando che queste ultime andranno definite con “regole tra i candidati e requisiti chiari per porle al riparo da ogni turbativa e interferenza”.
In politica estera e comunitaria, i dem rilanciano la centralità dell’Europa esprimendo un giudizio severo sulla leadership di Bruxelles: “Con senso di responsabilita’ abbiamo consentito l’avvio del suo mandato votando la fiducia. Ma ogni giorno appare piu’ evidente che la Presidente e il Partito Popolare Europeo coltivano un’ambiguita’ inaccettabile: guardare a destra, fino a coinvolgere le forze politiche piu’ estreme”. Viene respinta la corsa individuale alle armi, ricordando che “la costruzione di una difesa comune europea è necessaria, ma va sottratta alla logica del riarmo nazionale”.
Per la guerra in Ucraina la proposta è “chiedere con forza la nomina di un inviato europeo, scelto tra figure di altissima caratura istituzionale, che rappresenti l’Unione nel confronto con Trump e Putin, portando ai tavoli negoziali le ragioni del diritto internazionale, dell’aggredito, di una pace che sempre comporta compromessi ma non puo’ diventare resa alla politica di potenza e alla sopraffazione”.
Sul versante economico, il PD chiede di “rendere permanente l’esperienza del Next Generation EU e introdurre strumenti stabili di indebitamento comune, capaci di finanziare beni pubblici strategici e investimenti in energia, innovazione e infrastrutture all’interno di un ampio progetto di reindustrializzazione”. Si sollecita l’uso di clausole per “sottrarre gli investimenti pubblici strategici” ai vincoli di bilancio, “distinguendo chiaramente tra spesa corrente e spesa per trasformazioni strutturali”, mentre per la fiscalità UE si punta a “rafforzare la capacita’ fiscale dell’Unione tramite nuove risorse proprie e un bilancio significativamente ampliato”.
Sui temi del lavoro, il documento contiene una netta autocritica sulle ricette del passato, evidenziando che il calo dei salari è il “risultato di una lunga stagione nella quale la moderazione salariale, la compressione del costo del lavoro, la precarizzazione e la riduzione della progressivita’ fiscale sono state considerate leve ordinarie di competitivita’”, ammettendo che “anche le forze progressiste devono riconoscere fino in fondo i limits di quella stagione”. La svolta proposta passa per “una politica complessiva di aumento dei salari e dei redditi da lavoro, fondata sul rafforzamento della contrattazione collettiva, sulla generalizzazione dei meccanismi di adeguamento dei salari all’inflazione in vigenza del contratto, sul sostegno al lavoro stabile e qualificato, contrastando l’abuso del ricorso alle tante forme di lavoro precario, sulla lotta ai contratti pirata e su un salario minimo legale”.
Infine, per il sostegno ai servizi sociali, la proposta è “rigenerare e allargare un sistema di welfare, che deve essere finanziato attraverso una riforma fiscale ambiziosa e radicale”, da attuarsi anche mediante “una revisione dell’articolo 53 della Costituzione che introduca nel testo i criteri di generalita’ e uniformita’ del prelievo”.

