Ha fatto il ’68, Aldo D’Andrea, leader di Unità Popolare, moroteo, ex Pd, da sempre coscienza critica del centrosinistra, e sempre coerente, quasi radicalmente, nelle idee e nell’azione politica: “Perché speravo in un futuro migliore. Ci credevo”
E invece?
“Oggi c’è una Italia di disperati. Le proteste di questi giorni lo dimostrano”
Per che cosa si protestava nel ’68?
“La nascita del ’68 è per una ragione quasi banale: la lotta contro i baroni delle università. Noi eravamo contro i professori prevaricatori che creavano distanza sociale all’interno dell’università. Il figlio di un operaio era limitato nelle proprie aspirazioni di futuro. Nacque tutto all’interno da questo, e poi piano piano la protesta si estese. Chiedevamo che ci fosse giustizia e uguaglianza nell’intera società. Alla fine la grande conquista del ’68 fu l’emancipazione femminile. Non è poco.
Per che cosa si protesta oggi?
“Il ’68 nacque come fatto intellettuale, inizialmente, che poi divenne ideologico. Adesso c’è ribellione sociale: è una protesta contro le difficoltà del vivere quotidiano, contro il carovita. Una protesta meravigliosa. Dico meravigliosa perché sincera. Ci sono famiglie in difficoltà che non possono fare la spesa. Gli autotrasportatori non portano a casa nulla. Per gli agricoltori è la stessa cosa. Le famiglie che ‘arrivavano alla terza settimana’, forse ora non arrivano alla seconda, tra stipendi bloccati e inflazione. E ci sono i figli da crescere. Non è garantito il diritto alla casa: da quanti anni non si fa un piano casa in Italia? Ci sono 400mila persone che aspettano. L’ultimo piano casa è quello di Fanfani, e parliamo degli anni ’60. E ci sono fondazioni che acquistano interi quartieri a basso costo, cacciando di casa la gente, per costrire abitazioni costose su cui speculare”.
Come se lo spiega quello che è successo a Milano e a Parigi?
“Non si può alzare la bandiera delle vetrine rotte, perché chi commette violenza non sono quei quattro sbarbatelli che forse non si rendono neppure conto di quello che fanno. La violenza vera la commette lo Stato nei riguardi dei cittadini quando per prenotare una risonanza magnetica ci vuole un anno, per attendere un intervento chirurgico, anche oncologico, sei mesi. Mentre la gente muore. La violenza è pagare un lavoro 6 euro all’ora. Se il potere bieco, avido e strabico vuole far passare questa ribellione come quella delle vetrine rotte, allora io rispondo come dicevano i latini: Quos Deus perdere vult, dicitur dementat prius (Giove toglie prima il senno a colui che vuol mandare in rovina). Si impazzisce semplicemente per l’ingiustizia sociale”.
E la soluzione?
“Non è la repressione. Che c’entra la Folgore con una manifestazione in città? La Folgore è l’Esercito, sono militari abituati a fare ben altro, non certamente a contrastare i ragazzini. Il problema è l’incompetenza di questo governo.
Io questa mattina sono andato a fare il diesel e l’ho trovato a 2,359 euro al litro. E mi sono chiesto: ‘Ma perché questo diesel costa tanto?’. Poi mi è venuto in mente che a dicembre questo governo ha fatto un decreto in cui diceva che bisognava ‘ottimizzare’ il prezzo del gasolio equiparandolo a quello della benzina. Perché? Avevano bisogno di soldi, dovevano aumentare le accise. Su ogni litro di gasolio lo Stato prende dal 53% al 57% di accise. Non è vero che stanno diminuendo le accise: le stanno aumentando. Aumentando il prezzo del gasolio aumentano le entrate dello Stato. La signora Meloni ha semplicemente aumentato le accise per finanziare i suoi progetti, la guerra”.
L’economia non gira e una manovra da 23,5 miliardi è poca cosa: che cosa dobbiamo aspettarci? Ancora proteste?
“Se si continua così, sì. Perché è stata smontata l’Iri? Perché è stato svenduto il patrimonio industriale italiano? Negli anni ’70 i cinesi studiavano l’Iri per copiarla. Dei nostri asset strategici nazionali non abbiamo più niente, abbiamo svenduto tutto. Quando vado sull’autostrada e vedo l’aumento del pedaggio mi chiedo: perché Luciano Benetton deve avere un patrimonio del genere? Non abbiamo più niente: non abbiamo più la gestione della telefonia, dell’energia elettrica, non abbiamo più l’Eni. Intanto c’è la Presidente del Consiglio che si permette di scimmiottare Mattei. In questi anni abbiamo sbagliato tutto”.
Intanto si avvicinano le politiche: l’alternativa a Meloni?
“Luigi De Magistris. Pur non avendo un vero partito, sarebbe un candidato ideale per la Presidenza del Consiglio. De Magistris è l’unico leader di sinistra che trovo credibile. Chi è che oggi può parlare con le persone che protestano? De Magistris”.
Senza un vero partito? Ci vogliono 6mila firme per collegio.
“Questa legge elettorale sarà bocciata sicuramente dalla Consulta. Farà la stessa fine dell’autonomia differenziata e del referendum sulla giustizia”.
De Magistris alla guida del Campo largo?
“A me la parola ‘Campo largo’ dà fastidio. Perché hanno paura di parlare di sinistra? Si chiama semplicemente ‘sinistra’: una sinistra di libertà, di giustizia sociale”.
Sinistra senza Centro?
“L’accordo si fa sui programmi. Gli extraprofitti vanno tassati? Sì. La patrimoniale sulle grandi proprietà va fatta? Sì, va fatta. A questo proposito mi piace ricordare un articolo a firma del professor Modiano, pubblicato nel 2008 sul Corriere della Sera, che diceva che se si tassassero una tantum del 10% i redditi eccedenti i 5 milioni di euro, lo Stato incasserebbe 300 miliardi all’anno”.
L’immigrazione è un problema o una risorsa?
“L’immigrazione è un problema ed è una risorsa. È una risorsa perché in Italia non si fanno figli: l’età media è superiore ai 50 anni e abbiamo bisogno di giovani. L’immigrato diventa un problema se non c’è welfare.
Chi parla di ‘rimigrazione’ è letteralmente un imbecille. A Castel Volturno c’è stata una manifestazione contro il CPR: la ghettizzazione aumenta il tasso di delinquenza, è chiaro a tutti. L’unica cosa da fare è mandare gli immigrati a scuola, insegnare loro la lingua ed integrarli. Ma questo governo crede veramente nella scuola e nella cultura? O investe solo nella repressione?”.
(Antp)

