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Populismo sul messaggio francescano

 

I mezzi di comunicazione più volte hanno evidenziato fatti e pronunciamenti che, ad un’analisi più attenta, si rivelano dei veri deliri di populismo. L’ultimo e clamoroso caso di delirante populismo non poteva che provenire da Beppe Grillo, autoproclamatosi «vero francescano » durante la marcia Assisi-Perugia. La polemica scaturita dal caso non esaurisce, a mio modesto avviso, la questione della strumentalizzazione populistica del messaggio francescano. Ma suscita non poca indignazione nell’animo di coloro che – nel corso di un passato non lontano – hanno partecipato alla marcia Assisi- Perugia, insieme a migliaia di volontari ed esponenti delle Associazioni nazionali più significative, impegnate per la promozione della pace e della solidarietà. Era sperabile che una presenza partitica che si definisce movimento avesse più rispetto per i valori universali che si declinano indiscriminatamente, con l’odioso intento di carpire il consenso e la buona fede dei meno informati, o dei meno attenti al populismo dilagante. Pietro Parolin, il mite segretario di Stato Vaticano, con accenti pacati ha stigmatizzato l’autoproclamazione grillina precisando l’autentico messaggio e la gigantesca figura del Poverello d’Assisi che certamente non hanno nessuna attinenza con il disgustoso tentativo di strumentalizzazione del malaccorto personaggio circense. Credo che, oltre la mia modesta indignazione, anche Arturo Carlo Jemolo, Guido Piovene, Renato Guttuso, Italo Calvino e Graziano Arpinio – presenti alla prima marcia che si svolse domenica 24 settembre 1961 – sarebbero non poco indignati di fronte al tentativo dell’esclusivismo francescano di chi è affetto dall’attuale delirio di onnipotenza grillina. La bandiera della pace, per la prima volta utilizzata in quella occasione, oggi simboleggia fondate preoccupazioni globali e si sovraccarica di non poche speranze per un mondo migliore, solidale e non violento. Alla quarta marcia della pace del 1985, il Partito Comunista e le ACLI chiesero il blocco delle spese militari, attraverso una apposita campagna sostenuta da oltre 50.000 persone. Successivamente nel 1996, alcune significative associazioni diedero vita alla “Tavola della Pace”. Nel prosieguo delle celebrazioni successe le tematiche della mafia, della corruzione, della guerra e delle migrazioni, furono declinate con dignità e onestà culturale, lontani da ogni indecoroso tentativo autoreferenziale, finalizzato alla facile raccolta di consenso. La storia, piccola o grande degli avvenimenti, dovrebbe insegnare che la marcia della pace Assisi-Perugia, ideata e promossa da Aldo Capitini, costituisce un grande percorso spirituale e culturale che non può essere opacizzato dall’inaccettabile tentativo di populistica strumentalizzazione.
edito dal Quotidiano del Sud

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