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Presenze, esercizi di paesologia, a Roma in una mostra fotografica lo sguardo di Franco Arminio

“Scrivere per immagini, dove la fotografia e quindi il guardare viene prima dello scrivere”. E’ l’idea da cui nasce la mostra dello scrittore Franco Arminio “Presenze, esercizi di paesologia”, in programma dal 1 dicembre al 31 gennaio presso l’Università eCampus di Roma. Il paesologo si sofferma sul legame forte tra immagini e poesia, su quello sguardo che indugia sui borghi e le anime dimenticate dell’Appennino. L’attenzione è rivolta a quel «soffio visivo che alimenta la scrittura, un paesaggio interiore che affiora scrivendo». La sfida è quella di «saper leggere un territorio, attraverso uno sguardo dolce e clemente», per evitarne una «cattiva qualità di lettura». In mostra, come spiega la curatrice Stefania Pieralice: «testimonianze visive della «qualsiasità» che restituiscono al paesaggio un volto semplice, genuino, lontano dalle immagini stereotipate, dalle nuove costruzioni di cemento armato, dalle coltivazioni intensive, dall’inquinamento urbano, dai volti truccati». E così in quegli scatti «immaginiamo il dialetto che resiste, l’odore umido dei pomodori passati in cantina, il lento muoversi delle tende moschiere tra le porte aperte, le tracce, il senso della dolcezza del vivere, un vivere comunitario, un posto popolato di “anonimi” che hanno fatto la storia, vecchi abbandonati entro paesi spaesati allo stesso modo dei poeti, o degli artisti».  Un itinerario che racconterò los stesso poeta  il primo dicembre alle ore 11.00 presso l’Università eCampus nel corso dell’incontro col pubblico

Per Arminio si tratta di un debutto nel campo della fotografia: «Sono un autodidatta, scatto con il telefonino, scelgo di fermare in un’immagine luoghi che stanno scomparendo, il portone di una casa che magari tra qualche anno non ci sarà più, un muretto che sta per crollare». “Archeologo della fotografia – scrive Pieralice – Arminio incrocia immagini folgoranti di un basso Stivale che giungono come apparizioni, nell’epoca «dell’evaporazione del Padre» direbbe Lacan – scrive  Frammenti visivi poetici, scintille di senso a disposizione di chi nutra uno sguardo carezzevole, vigile. Piazze deserte, focolari spenti, antichi agglomerati “ammattonati” di tufo come vecchi formicai, luoghi fantasma dove i vecchi escono poco e i giovani sono partiti. È nelle viuzze rurali del Meridione che Arminio, come un “cenciaiolo” raccoglie gli scarti, i lacerti, i residui del mondo per ricostruire un presente che possa essere passato prossimo attraverso immagini della memoria”. A prendere forma “Un’ode al silenzio e alla riflessione l’atmosfera elegiaca, crepuscolare, si fa intrisa di sacro, non inteso in senso mistico bensì alla maniera di un altro compaesano, Giordano Bruno, che ne vedeva i resti in ogni cosa. Non c’è alcuna verità archetipica perduta da recuperare, nessuna voglia di rendenzione perché il Nostro è egli stesso “presenza” di quella terra di nessuno in cui ombre umane si aggirano senza sapere quanto resteranno, in quei luoghi di transito tra la vita e la morte”. L’attenzione è rivolta ai dettagli, agli angoli e ai luoghi dimenticati, nella mostra “riluce – scrive ancora Pieralice – l’amore per le storie e per i racconti di quelle realtà invisibili o «fuori luogo» dove il passato è scritto sui ruderi, nei nomi delle vie, nel dialetto del posto, nelle galline sulle piazze, nelle porte delle case lasciate aperte, nell’osteria di Vito e prima ancora di Luigi, in quell’albero bisaccese enorme i cui rami sembrano le piccole braccia dello scomparso Tullio Petrillo. Arminio si muove come un «cacciatore di fantasmi» direbbe Sebald”

Franco Arminio è uno dei poeti più apprezzati della scena nazionale. Tra le sue pubblicazioni Viaggio nel cratere (Sironi), Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza), Terracarne (Mondadori), Cartoline dai morti (Nottetempo), Geografia commossa dell’Italia interna (Bruno Mondadori), Cedi la strada agli alberi (Chiarelettere), La cura dello sguardo (Bompiani), Lettera a chi non c’era (Bompiani), Studi sull’amore (Einaudi), Sacro minore (Einaudi). Come “paesologo” ha ideato nel 2012 il festival La luna e i calanchi, evento di cui è direttore artistico e che si svolge ogni anno ad Aliano (MT), con migliaia di partecipanti da tutta Italia. Nel 2014 ha creato e tuttora porta avanti la Casa della Paesologia a Bisaccia. Ha collaborato e collabora con vari giornali, tra cui Il Corriere della SeraL’EspressoIl Fatto quotidiano Il Mattino. Sul suo lavoro Rai 3 ha realizzato due puntate del programma Che ci faccio qui di Domenico Iannacone.  Tra i riconoscimenti ottenuti il Premio Dedalus e il premio Gorky con Cartoline dai morti, il premio Volponi e Carlo Levi con Terracarne, il Premio Brancati con Cedi la strada agli alberi. Nel 2021 ha vinto il Premio Napoli alla cultura. Come osservatore di luoghi collabora con il Touring Club e con National Geographic. Si occupa anche di documentari e fotografia. Tra i vari lavori, ha realizzato con Davide Ferrario Nuovo Cinema Paralitico (uscito nel 2020).

 

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