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Pronto soccorso Moscati: il Piano per la gestione del sovraffollamento non funziona. Santacroce (Cisl Fp): «Subito azioni correttive»

La Cisl Funzione pubblica IrpiniaSannio denuncia quanto di più sbalorditivo e inimmaginabile è accaduto sabato scorso presso l’Unità operativa di Malattie infettive dell’ospedale «Moscati». 
 
«Gli operatori del reparto hanno segnalato – afferma Mario Walter Musto coordinatore della Sanità pubblica e privata della Cisl Fp IrpiniaSannio – che in seguito alla dimissione di un paziente il Pronto soccorso ha immediatamente provveduto ad inviare un paziente per un nuovo ricovero presso l’Unità operativa di Malattie infettive il tutto senza attendere che venissero eseguite le normali e consuete operazioni post-dimissione paziente».
 
«La circostanza che ha letteralmente strabiliato e stupito il suddetto personale – dichiara Salvatore Armato dirigente sindacale Cisl Fp IrpiniaSannio – è stato l’aver appreso, solamente in quel momento, dell’esistenza di una nota, esibita dal personale adibito al servizio trasporto interno dei pazienti ricoverati (Stir) con la quale lo stesso giustificava la “consegna” del paziente». La nota al centro della questione è la numero 610/2020 datata 31/01/2020, a firma del direttore sanitario Rosario Lanzetta avente ad oggetto: Protocollo sovraffollamento Pronto soccorso.
 
«La sopra menzionata nota sta sollevando tra il personale sanitario di tutto l’ospedale Moscati un clamore senza precedenti – afferma Silvestro Iandolo segretario aziendale del Moscati della Cisl Fp IrpiniaSannio – poiché è stata indirizzata a tutti i direttori dei Dipartimenti senza che ad oggi ne fosse stata data comunicazione al personale interessato, che di fatto opera quotidianamente in prima linea, creando per come è strutturata e dimensionata oggi l’attività lavorativa dei reparti del Moscati potenziali criticità e problematiche di carattere operativo, gestionale e funzionale. Infatti, la nota in questione dispone che per i pazienti del Pronto soccorso si provveda ad assegnarli ad un’Unità operativa e presso questa vengano accettati e gestiti dalla stessa anche nell’attesa che i posti letto siano effettivamente liberati dai pazienti dimessi che aspettano un parente o un accompagnatore».
 
«Senza entrare nel merito – osserva Musto – delle scelte e strategie di pertinenza sanitaria che sono di esclusiva competenza aziendale ma alla luce di quanto accaduto chiediamo agli organismi preposti come sia potuto avvenire un fatto di così inaudita gravità che mette a repentaglio la sicurezza sul luogo di lavoro e di intervenire immediatamente con azioni correttive. Non vogliamo assolutamente fare dell’allarmismo ma solo porre l’accento su una questione che potrebbe a stretto giro ripetersi e mettere in ginocchio altre Unità operative il tutto nella completa mancata conoscenza di procedure e protocolli da parte degli operatori addetti all’assistenza».
 
Partendo da quanto accaduto appare evidente che si debba necessariamente evidenziare che la scarna e striminzita nota 610, oggetto del contendere, non tiene conto:
 
• del tempo che occorre dalla dimissione del paziente ed in particolare da quando lo stesso lascia definitivamente il reparto liberando il posto letto.
• che è necessario fare la disinfezione e la pulizia della stanza e del posto letto alla luce anche della tipologia di pazienti.
• che fare attendere il paziente in corridoio o in sala d’ attesa, in mancanza di idonei protocolli e procedure, crea dei potenziali rischi sia per il paziente che per gli operatori;
• che il personale in servizio composto da 2(due) unità infermieristiche è già in affanno con l’attività routinaria di reparto nel garantire ai pazienti ricoverati un’adeguata assistenza e le dovute cure;
• che difficile se non impossibile risulterebbe trovare il tempo necessario all’assegnazione del posto nei modi e nei termini di quanto accaduto e segnalato stante l’assenza quasi totale di personale di supporto OSS e che il personale infermieristico già insufficiente ed ormai impiegato per gran parte del turno di lavoro a mansioni igienico-alberghiero debba gravarsi anche della responsabilità di pazienti “parcheggiati” in sala d’aspetto che per forza maggiore dovuta alla carenza di personale sarebbero senza un’adeguata ed opportuna sorveglianza;
• del conflitto che genera una simile nota tra gli operatori dell’Unità Operativa e quelli esterni al Reparto (Stir e Pronto soccorso).
 
«Ancora una volta – conclude Antonio Santacroce, segretario generale Cisl Fp IrpiniaSannio – come più volte già sollecitato, auspichiamo il confronto sulla questione e così come invocato per il Presidio Ospedaliero di Solofra anche per il Moscati attendiamo di essere convocati per fornire un contributo all’annosa e ricorrente problematica del Pronto Soccorso che sistematicamente assurge alla ribalta delle cronache e della stampa ma che di fatto oscura le conseguenziali difficoltà e criticità che riversa sulle altre Unità operative dell’ospedale Moscati e che si aggiungono a quelle strutturali, funzionali ed organizzative che si ritrovano sistematicamente ad affrontare». 

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