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Nonostante contatti e incontri, permangono incomprensioni e distanze tra le varie componenti del fu centro-sinistra. Fino a dare l’impressione di una partita a scacchi, se non addirittura di un gioco pericoloso, con lo scopo di lasciare il cerino acceso l’una nelle mani dell’altra. Le parole incoraggianti di Pisapia dopo l’incontro con Mdp fanno seguito alla sua irritata minaccia, in presenza di fuoco amico, di fare un passo indietro. Tuttavia, i rapporti tra l’ex sindaco di Milano e Mdp da un lato, e il Pd dall’altro, sono stati finora difficili.

Certamente il “leader riluttante” si muove in un campo non solo diviso da profonde diversità di vedute polticihe, ma minato anche da rancori profondi. Alcune cose sono chiare nella posizione del leader di Campo progressista. Il rifiuto di alleanze con Alfano. La prospettiva di centrosinistra. La volontà di lavorare non ad una semplice federazione, ma per un nuovo soggetto politico. L’indisponibilità ad entrare nelle liste Pd. L’equidistanza tra i candidati governatori Pd e Mdp in Sicilia. L’iniziativa di Pisapia è destinata tuttavia a scontare una qualche forma di genericità, se non addirittura di astrattezza. Infatti, in giro sembra mancare proprio la volontà di ricostituire una coalizione di centro-sinistra ampia e diffusa. A meno che proprio il risultato siciliano, che si prevede non brillantissimo per il Pd, induca Renzi a venire a più miti consigli. Oggi, infatti, il Pd renziano continua ad essere decisamente contrario a modifiche sostanziali alla legislazione elettorale (cioé a premi di maggioranza alla coalizione). Non a caso Renzi, temperamento vulcanico e dalle decisioni rapide, sulla legge elettorale si sta dimostrando un lentissimo posapiano. E sembra orientato, invece, in presenza di un sistema sostanzialmente proporzionale, a puntare le sue carte su un futuro governissimo in funzione anti-populista (quindi anti-M5S) con FI ed altri minori.

I veti molto forti su Renzi presenti in Mdp e SI sono una montagna forse impossibile da scalare. Al leader Pd appare evidentemente più facile un suo possibile ritorno a palazzo Chigi attraverso la strada di una alleanza con l’ex Cavaliere. Non organica, ma motivata dalla necessità. E quindi fatta digerire in questo modo alle frange di elettorato di sinistra ancora presenti nel Pd. Questo piano potrebbe subire variazioni sostanziali solo se i numeri elettorali dovessero renderlo impraticabile.

Lo stesso Mdp appare prigioniero di spinte contraddittorie. Ha sostenuto l’esecutivo Gentiloni (inizialmente accusato di essere la fotocopia di quello di Renzi), ora lamenta di non essere stato mai consultato. E minaccia di passare ad una sorta di appoggio esterno. A livello nazionale, sconta probabilmente la lunga indecisione dei suoi leader nell’abbandonare il Pd per fondare un nuovo partito. Per ora, non sembra essere riuscito a far passare nell’opinione pubblica l’immagine di una forza nuova e diversa nei contenuti. Questo nonostante la sua nascita sia stata salutata con favore in diversi ambienti della sinistra. Pesa su Mdp– a ragione o a torto – l’impressione di forza inesorabilmente anti-renziana, rinfocolata soprattutto dall’ala dalemiana.

Tuttavia, lo stesso Pisapia ha sottolineato polemicamente che “non si può fare politica guardando indietro”. Insomma, per ora il disegno di Campo Progressista per “un nuovo soggetto politico di centrosinistra, alternativo al Pd e antagonista ai populismi e alle destre, autonomo e indipendente, (…) aperto e inclusivo”, rimane tale. Per gli ulivisti, resta l’incubo di più liste a sinistra, che favorirebbero una vittoria dell’ex-Cavaliere. E questo proprio mentre le crescenti disuguaglianze e le difficoltà del mondo del lavoro richiederebbero una sinistra forte e unita, a cominciare da obiettivi chiari e condivisi !

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud

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