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Si ritrovano dopo cinquant’anni gli ex alunni della Scuola Calvario di Ariano, viaggio nella memoria

Cinquant’anni dopo, un gruppo di ex alunni della Scuola Calvario di Ariano Irpino ha sentito il bisogno di ritrovarsi. Erano bambini tra il 1971 e il 1976. Oggi sono uomini e donne con famiglie, lavori, vite che hanno preso strade lontane. Eppure, un giorno, qualcosa li ha chiamati indietro. Quel richiamo è diventato realtà grazie anche alla sensibilità e alla visione della Dirigente Scolastica, Prof.ssa Filomena Colella, che ha accolto con emozione e rispetto questo desiderio di ritorno. “Accogliere la vostra richiesta mi sembrava il minimo che potessi fare innanzi a un’idea così nobile. Mi sono commossa leggendo la bozza del libro che stava nascendo in quei giorni. E’ sorprendente come una classe di tanti anni fa abbia conservato un legame molto forte nonostante il passaggio inesorabile del tempo. È alquanto inusuale, oggi, vedere una scuola restare viva nella memoria in modo così autentico”.

Grazie a lei, quelle aule e quei corridoi hanno riaperto le porte, non solo fisicamente, ma anche simbolicamente, a chi li aveva abitati da bambino. “Chiudere il cerchio è un atto necessario per ritrovare il senso del cammino”, ha scritto la Preside. E quelle parole sono diventate il cuore stesso di questa esperienza. Ma ogni viaggio ha bisogno di un inizio. E se oggi questa storia può essere raccontata, lo si deve anche alla passione e alla determinazione di Giuseppe Albanese, ex alunno e primo motore del progetto. È stato lui, con l’intuizione e la tenacia del segugio, a ritrovare uno ad uno i compagni sparsi per il mondo. Con pazienza, curiosità e cuore, ha ricostruito l’elenco, rianimato i contatti, suscitato entusiasmo. Senza di lui, quel giorno non sarebbe mai esistito.

A raccontare tutto questo, è nato un libro: Sulle scale del tempo, scritto e curato da Angelo D’Argenio, anche lui un ex alunno di quella classe. Un’opera che non è un diario, ma un amplificatore: di sentimenti, di memoria, di quella nostalgia attiva che non paralizza, ma costruisce.

“Il libro ha dato voce a ciò che tutti sentivamo dentro, ma che nessuno da solo sarebbe riuscito a raccontare. È diventato spazio comune, eco viva, rispecchiamento collettivo”. Ma il cuore dell’esperienza non è la nostalgia. È la consapevolezza, quasi lampante, che la scuola di allora ha saputo educare con forza, radicando valori che hanno resistito al tempo. Tra le righe del libro, si ritrova il sapore delle letture tratte dal libro Cuore di De Amicis, l’orgoglio per la storia locale raccontata con passione, l’etica profonda dell’alzarsi in piedi quando entrava un adulto in aula. Gesti semplici, ma densi di significato, capaci di forgiare uno spirito comune e un’etica del rispetto che ha continuato a vivere sottopelle.

E infatti, in quell’aula, dopo cinquant’anni, ci si è riconosciuti come se fossero passate cinque settimane. Una scuola che insegnava il tempo, il gruppo, la parola data. Oggi, tutto questo, nella scuola contemporanea, è portato avanti da tanti insegnanti con passione ed impegno autentico, attraverso progetti che mirano ad infondere valori profondi nelle nuove generazioni. Eppure, non sempre i risultati riescono a consolidarsi nel tempo. A pesare è soprattutto la crescente crisi della genitorialità, che rende difficile rafforzare in famiglia ciò che la scuola cerca di seminare ogni giorno. In molti casi, si è affievolita quella alleanza educativa tra scuola e famiglia che, un tempo, sosteneva con coerenza il percorso formativo dei bambini.

“Ecco allora il valore di questo ritorno: non solo un tributo al passato – spiegano i protagonisti – ma una riflessione sul presente e sul futuro dell’educazione. La Scuola Calvario, grazie all’opera silenziosa della Maestra Maria D’Alessandro Longobardi, ha lasciato un’impronta. Valori come rispetto, ascolto, collaborazione e umanità sono stati tramandati come un’eredità invisibile, ma profondissima. Questo progetto è un omaggio alla memoria, ma anche un atto di fiducia verso la scuola di oggi: perché continui ad essere luogo fertile per legami veri, semi di umanità, promesse che il tempo non può cancellare”.

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