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Viviamo un clima sospeso. Riflettiamo sulle condizioni del nostro Mezzogiorno e mi chiedo se, e quando, uscirà dal guado. Al di là dei proclami, delle promesse, degli annunci, la realtà denuncia ritardi non più sopportabili. La condizione giovanile è allo stremo. I ragazzi che vanno via, maledicendo chi procura loro uno strappo quasi sempre irreversibile, sono il segno di un Sud senza speranze. Una sola cosa è certa: il Mezzogiorno attraversa uno dei peggiori momenti della sua storia civile. E la responsabilità è di una classe dirigente che, a tutti i livelli, si conferma mediocre nella sua impotenza. E’ vero: non ci sono più i partiti che, pur con tutti i loro limiti, erano riferimento delle comunità e dei loro bisogni. La politica, senza partiti credibili, è diventata un coacervo di interessi spesso individuali. L’assenza di un progetto di rinascita favorisce la malapianta criminale che corrompe, insanguina, crea un clima di terrore, diventando antistato difficile da combattere. Le Regioni meridionali, che pure dovevano trainare un processo di unità territoriale, nel rispetto delle proprie pecularietà, sono diventate supermunicipi delle realtà metropolitane, penalizzando le zone più deboli. Così facendo ripropongono distanze abissali nello stesso ambito che avrebbero dovuto unire e valorizzare. Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania e Molise non dialogano, ma spesso litigano per accaparrarsi le risorse statali. La cui frammentazione penalizza la visione di una politica solidale e complessiva dell’intero territorio meridionale. Vero è che la radice del male è, per buona parte, nella stessa popolazione del Sud, nel suo deleterio fatalismo, nel suo incancrenirsi nel continuare a praticare antichi vizi come il trasformismo e il clientelismo. Il consenso diventa rapina e non crescita sociale. Quando si discute di meridionalismo le aule parlamentari sono vuote, segno che il Mezzogiorno è orfano di una classe dirigente capace di rappresentare degnamente le proprie ragioni di riscatto sociale. Come uscire dal guado? Il futuro è nei giovani. Solo loro potranno essere protagonisti del recupero di una dignità perduta.
edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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