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Quindici, accolto il ricorso sulla continuazione di tre condanne per il boss Cava

Riconosciuta la continuazione tra la condanna per associazione a delinquere (a cui era stata già aggiunta per continuazione una condanna ad otto anni divenuta ad un anno e sei mesi) e altre due sentenze di condanna. Per Antonio Cava, detto N’do Ndo, in carcere dal 2006 e ritenuto uno degli elementi di vertice dell’omonimo clan che opera nel Vallo di Lauro, la data di scarcerazione dal supercarcere de L’Aquila potrebbe essere piu’ vicina.

L’uomo difeso dall’avvocato Dario Vannetiello potrebbe a breve lasciare il supercarcere de L’Aquila.

L’ultima ordinanza di accoglimento dell’istanza di continuazione presentata dal penalista è quella dei giudici della II Sezione della Corte di Appello di Napoli, in funzione di giudice dell’esecuzione. L’istanza faceva riferimento a tre sentenze. La prima, quella emessa il 24 settembre 2010 dalla Corte d’Appello di Napoli, Sezione II, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Nola il 29 giugno 2007, divenuta irrevocabile l’ 11 gennaio 2013 con la quale Antonio Cava era condannato alla pena di sette anni di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso commessa a Palma Campania negli anni 1995-1996.

A questa si aggiunge la sentenza emessa in data 08 luglio 1998 dalla Corte d’ Appello di Napoli, Sezione VI, con la quale era stato condannato alla pena di tre anni di reclusione e euro 826,33 di multa per tentata estorsione commessa a Monteforte Irpino il 04 luglio 1996. Nel maggio del 2022 i giudici della Corte di Appello di Napoli avevano ritenuto sussistenti gli elementi per la continuazione tra i fatti giudicati nell’ambito del maxi processo al clan Cava dopo l’operazione denominata “Tempesta”, nella quale Antonio Cava aveva ricevuto una condanna alla pena di anni ventuno mesi undici giorni quindici di reclusione per il delitto di cui all’art, 416 bis c.p., essendo ritenuto uno dei capi e promotori del clan Cava e quello giudicato con la cosiddetta sentenza relativa al “Nuovo Clan Genovese” divenuta irrevocabile il 12/2/2018, di condanna alla pena di anni otto di reclusione per una tentata estorsione con metodo mafioso.

Nell’ultima ordinanza i giudici però, sulla determinazione della pena, hanno ritenuto di discostarsi dalla pronuncia precedente, determinando in tre anni e non un anno e mezzo quella per la prima estorsione contestata. La condanna complessiva che dovrà scontare è dunque di ventisette anni, undici mesi undici e quindici giorni di reclusione. Non è escluso che nelle prossime settimane si possa decidere anche su qualche ulteriore istanza che riguardi il settantunenne. Nei suoi confronti, negli ultimi anni e anche grazie alla decisione della Cassazione, il fine pena del boss si è ridotta di dieci anni.

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