Bernardo Cava, 51 anni, esponente dell’omonimo clan quindicese, difeso dall’avvocato Claudio Frongillo, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al Gip del Tribunale di Avellino Antonio Sicuranza .Ora si attende la convalida del fermo da parte del Gip del Tribunale di Avellino nei confronti di Cava.
Cava è stato arrestato ieri per le accuse di concorso nell’omicidio di Ottavio Colalongo, avvenuto il 17 dicembre scorso a Scisciano. Nel delitto avrebbe assicurato il trasporto e la staffetta del killer da Mugnano del Cardinale al luogo dell’omicidio. Il delitto che secondo gli inquirenti sarebbe maturato nell’ambito di uno scontro tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano.Secondo l’accusa Cava, legato agli Aloia dal 2006, avrebbe fatto da staffetta al trasferimento del killer prima dell’omicidio. Avrebbe prelevato il latitante Aloia da Mugnano del Cardinale e lo avrebbe condotto nei pressi del luogo dove era stato dato appuntamento a Ottavio Colalongo.
Le indagini hanno ricostruito un omicidio pianificato nei dettagli ed eseguito su ordine dei vertici di un gruppo criminale, oggi già detenuti. Un delitto che matura all’interno di uno scontro feroce tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano, tasselli strategici di una mappa criminale ben più ampia.Da una parte la federazione composta dai gruppi Luongo, Covone e Aloia, dall’altra, invece, il gruppo Filippini, di cui Colalongo faceva parte. Un conflitto che non conosce confini comunali e che, come emerge dall’inchiesta, si estende ad Afragola, Acerra e fino a lambire la provincia di Avellino, attraverso un sistema di alleanze e contrapposizioni che ridisegna gli equilibri della camorra nell’area nord di Napoli.
La sera del 17 dicembre Colalongo era in sella al suo scooter Honda SH quando i killer lo hanno affiancato. I primi colpi lo hanno fatto cadere. Poi l’esecuzione: un ultimo colpo di pistola al viso, quando era già a terra.



