In Italia, nonostante la crescente attenzione pubblica sul tema, la maternità continua a rappresentare un equilibrio precario tra lavoro e responsabilità familiari, tra aspirazioni personali e rinunce. Per molte donne, infatti, avere figli significa ancora oggi fare i conti con carriere interrotte o rallentate e con difficoltà nel rientro nel mercato occupazionale.
È questo il quadro che emerge dall’XI edizione del rapporto “Le Equilibriste, la maternità in Italia”, realizzato dal Polo Ricerche di Save the Children e diffuso alla vigilia della Festa della Mamma.
Come ogni anno, il dossier include il Mothers’ Index regionale, elaborato in collaborazione con Istat, che analizza la condizione delle madri attraverso sette dimensioni: Demografia, Lavoro, Rappresentanza, Salute, Servizi, Soddisfazione soggettiva e Violenza. L’indice si basa su 14 indicatori provenienti dal sistema statistico nazionale.
In questa edizione, l’Emilia-Romagna si conferma la regione più “amica delle madri”, mentre la Campania recupera due posizioni in classifica, pur restando nelle retrovie al 18° posto.
Sul piano demografico, la Campania si distingue positivamente: è quarta in Italia per numero medio di figli per donna (101,714), dietro la Provincia autonoma di Bolzano, la Provincia autonoma di Trento e la Sicilia.
Criticità emergono invece sul fronte del lavoro, dove si registra un peggioramento diffuso in tutte le regioni. Pesano l’aumento della precarietà — con la quota di donne occupate con contratti a termine da almeno cinque anni salita dal 17,4% al 19,1% — e l’incremento delle dimissioni tra le madri con figli piccoli, passate da 4,8 a 6,8 ogni mille lavoratrici.
In questo contesto, la Campania mostra comunque segnali di miglioramento: sale dal 21° al 18° posto nella dimensione lavoro, grazie all’aumento dell’occupazione femminile tra le madri (dal 37,2% al 39,9% tra 2024 e 2025) e alla riduzione del part-time involontario (dal 18,7% al 16,2%).
Positivi anche i dati sulla rappresentanza femminile, con la Campania che guadagna sei posizioni, passando dal 16° al 10° posto, in linea con una crescita generale della partecipazione delle donne alla vita politica locale.
Il dato più critico riguarda però la salute: la Campania si colloca all’ultimo posto (21°), evidenziando forti carenze nel sistema sanitario legato alla maternità.
Anche i servizi per la prima infanzia restano insufficienti: la regione è al 20° posto, con una copertura ferma al 6,9%, ben al di sotto della media nazionale del 18,5%.
Sul fronte della soddisfazione soggettiva, la Campania si posiziona nelle ultime posizioni (20° posto), evidenziando un significativo divario territoriale. Infine, per quanto riguarda la rete di protezione contro la violenza, si registra un miglioramento: la regione sale all’8° posto per presenza di centri antiviolenza e case rifugio.
Nel complesso, il rapporto restituisce l’immagine di una regione in lieve ripresa su alcuni indicatori, ma ancora segnata da profonde criticità strutturali che rendono la maternità un percorso complesso e spesso penalizzante.



