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Regionali: se De Luca è il problema, il voto disgiunto è la soluzione

Nel centrosinistra non è il momento di decidere senza aspettare la Corte costituzionale, che il prossimo 9 aprile dovrà pronunciarsi sul terzo mandato. Ma qualcosa si può dire: se gli aspiranti ricandidati a consigliere regionale, deluchiani con una chiara e consolidata appartenenza di partito, si trovassero a dover scegliere tra il governatore Vincenzo De Luca e il centrosinistra, ragionevolmente potrebbero non rinunciare al simbolo, non dismettere una casacca che li contraddistingue da tempo.

A cominciare dai consiglieri del Pd. Da Mario Casillo a Massimiliano Manfredi fino a Maurizio Petracca.  Se De Luca provasse a mettere insieme una coalizione alternativa al centrosinistra, i consiglieri del Pd rimarrebbero col Pd anche se fino a questo momento si sono allineati tutti – con l’esclusione di Carmela Fiola – alla posizione della maggioranza, ovvero a De Luca, votando, lo scorso 5 novembre, sì al terzo mandato, per poi chiarire subito che si è trattato di “un atto tecnico, di doverosa attuazione della legge nazionale n. 165/2004 in materia d’ineleggibilità, come peraltro già fatto da altre Regioni. Va distinto da tale adempimento formale di natura istituzionale il diverso aspetto politico, riguardante la scelta del futuro candidato presidente della coalizione”.

Questa decisione, cui i firmatari del documento s’impegnano “lealmente a concorrere, avverrà al momento opportuno e sarà la conseguenza del confronto che si svilupperà in seno alla coalizione, anche in aperto rapporto con gli organismi nazionali”.

Mentre i vertici del Nazareno hanno subito sottolineato che il via libera al terzo mandato votato in consiglio regionale “non sposta di un millimetro la posizione del Pd nazionale sul limite dei due mandati per le cariche monocratiche. Al di là del voto di oggi, quindi, Vincenzo De Luca non sarà il candidato Presidente sostenuto dal Pd alle prossime elezioni regionali”. Poco importa ai deluchiani dem.

Anche per Azione potrebbe valere lo stesso discorso: i consiglieri moderati  non tradirebbero il partito per De Luca, anche se è stato Peppe Sommese, presidente della commissione regionale affari istituzionali, a presentare il disegno di legge regionale sul terzo mandato. Se Carlo Calenda indicasse come modello di alleanza il “Campo largo” senza De Luca, tra i calendiani non ci sarebbero ammutinamenti.
E che cosa farebbero i renziani consiglieri regionali come Tommaso Pellegrino se De Luca e Matteo Renzi non dovessero essere dalla stessa parte? Sceglierebbero Italia Viva.

Per De Luca nessun problema, il governatore non se la prenderebbe: la soluzione è il voto disgiunto. E’ rischioso ma potrebbe funzionare alla grande.

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